“Guardando la partita di ieri mi è tornato tutto alla memoria e ho pensato: da quanto tempo non vedevo una partita che sembrasse, innanzitutto, una gara da ritiro estivo? Quelle partite in cui da una parte c’è la squadra importante e dall’altra una squadra che fa da sparring partner. Mi è sembrata davvero una partita di preparazione estiva, tale era la differenza in campo”.
A parlare è Alessandro Vocalelli, nei confronti di una Lazio, quella vista contro il Napoli, che ha offerto una tra le prestazioni più impalpabili dell’era Sarri.
“Mi sono chiesto: da quanto tempo non vedevo una differenza così abissale tra la Lazio e il Napoli? Sono andato indietro con la memoria e mi sono ricordato che quarant’anni fa ero a Napoli come cronista, il giorno in cui il Napoli vinse 4-0 contro la Lazio, con tre gol di Maradona. Ho pensato: forse è stata l’ultima volta in cui c’era un dislivello simile. Poi però mi sono fermato e ho detto no, aspetta un attimo, perché neanche allora c’era questa differenza. Quella era comunque la Lazio di Manfredonia, Orsi, Giordano, Batista, Laudrup, una squadra competitiva. C’era Maradona da una parte, certo, ma dall’altra c’era una Lazio vera.
E invece oggi, forse dimenticando qualche periodo, ho davvero faticato a trovare un precedente con una differenza simile tra Lazio e Napoli: da una parte una squadra che ambisce a vincere lo Scudetto, dall’altra una squadra decima in classifica.
Al di là dell’ammirazione per il Napoli – perché ci sono giocatori straordinari come Lobotka, McTominay, Olivera – io ho pensato soprattutto alla Lazio. È stato frustrante, malinconico vedere la Lazio ieri. Da simpatizzante laziale è stato davvero mortificante.
Ho pensato a Luca Pellegrini – faccio nomi e cognomi per evitare equivoci – che gioca nel ruolo che è stato di Martini, Favalli, Kolarov. Poi guardavo Cataldi, per il quale ho sempre ammirazione per la professionalità e la dedizione, ma che occupa il ruolo che è stato di Frustalupi, Almeida, Ledesma, Leiva. E sto citando anche giocatori dell’era Lotito, quindi non sto bypassando questi vent’anni.
Poi ho pensato a Basic, che oggi è diventato l’insostituibile della Lazio: “attenzione, rientra Basic”. I suoi alter ego, in passato, erano Verón, Nedvěd, Fiore, Milinković-Savić.
Ho pensato anche a Cancellieri, che mi faceva quasi tenerezza: aveva settanta metri di campo da percorrere da solo contro il Napoli. E mi sono tornati in mente i vari Vignaroli, Candreva, Felipe Anderson.
E infine Noslin: il centravanti della Lazio. Ho pensato ai centravanti della Lazio, a Chinaglia, Giordano, Casiraghi, Salas, Crespo, Klose, Immobile. Questa è la Lazio oggi? Francamente non lo so, fino al primo tempo ho avuto l’impulso di spegnere la televisione, poi non ce l’ho fatta, ho detto “andiamo avanti fino alla fine, beviamo questo amaro calice fino alla fine”, però è stato veramente un dispiacere”.
Nel video l’editoriale e lo scontro con Franco Melli a Radio Radio lo Sport.











