LA CHAMPIONS DI CONTE: LE VITE DEGLI ALTRI – Le vibrazioni di una serata tutto cuore a un certo punto hanno cominciato a non bastare, a fronte dell’esperienza e del palleggio con cui il Chelsea ha saputo variare ad arte i tempi di gioco, nella seconda parte.
Era cominciata con Juan Jesus che perdeva un duello dopo l’altro contro il dominio di sé; è poi arrivato il pareggio di Antonio #Vergara da Frattaminore, che fa rima con “gol d’autore”, quando si perdono un sacco di virtù con le assenze di un titolare dopo l’altro, bisogna per forza trasformare in pregi le necessità, a cominciare dalla fiducia obbligata nei confronti del ragazzo.
Il 2 – 1 di Hojlund è ricavato dal Manuale del perfetto opportunista, con James che resta sul posto e il movimento a orologeria sul primo palo, per un boato che sembra avere le vibrazioni delle sentenze più attese e definitive.
A quel punto sembra che non possa succedere null’altro che rischi di complicare la vita al Napoli: Joao Pedro non è d’accordo, del resto si chiamano tiri mancini proprio per questo, perché arrivano da dove meno ce lo si aspetta e sbriciolano
un quadro emotivo che aveva vissuto i minuti di un’esaltazione “calcolatrice”, con vista sulla classifica e con i conti alla mano.
Finisce così, con mezza squadra titolare che ha profuso tutta l’intensità possibile e l’altra mezza in tribuna o in panchina, dove Antonio Conte tira fuori per l’ennesima volta la carta geografica d’Italia, come a riconsiderare il restringimento dei confini di ciò che resta della stagione.










