A Formello il caso Romagnoli continua a tenere banco e si fa sempre più spinoso. Il difensore biancoceleste non si è allenato neppure nelle ultime sedute e la sua assenza, inizialmente giustificata ufficiosamente da un affaticamento muscolare e da motivi familiari, si inserisce in un contesto di forte tensione legato al blocco della trattativa con l’Al Sadd. Il tempo stringe e sul tavolo resta un contratto da circa 18 milioni di euro che rischia di sfumare definitivamente.
Alla base dello stallo c’è l’ennesimo braccio di ferro interno alla Lazio. Dopo il comunicato di domenica mattina — con cui il club aveva di fatto annunciato che “Romagnoli non si muove” — la situazione è precipitata. Quelle parole si stanno rivelando un boomerang, perché il rischio di trattenere il giocatore controvoglia è concreto, così come l’eventualità di una lunga indisponibilità certificata. Il presidente Claudio Lotito ha rimesso la decisione nelle mani di Maurizio Sarri, ma il tecnico toscano ha scelto di tirarsi fuori dalle dinamiche di mercato, rifiutando di fare da scudo alla società dopo le recenti tensioni. Non darà lui il via libera alla cessione.
I rapporti sono ormai logori. La rottura tra Romagnoli e il club appare totale, e anche con Sarri il dialogo si è raffreddato dopo confronti definiti accesi. Il difensore sembra essersi chiamato fuori in attesa di una soluzione definitiva, mentre l’aria resta pesante anche all’interno dello spogliatoio, specchio di un ambiente segnato da promesse non mantenute e da un clima di smobilitazione che accompagna questa sessione di gennaio. Contro il Genoa Romagnoli non ci sarà e, a questo punto, è sempre più probabile che il numero 13 non torni più in campo con la maglia della Lazio. Una separazione che, vista la situazione, finirebbe per convenire a tutte le parti in causa.
Bufera in caso Lazio: il caso Romagnoli fa scoppiare lo scontro in diretta tra Melli e Vocalelli
Su Radio Radio Lo Sport esplode lo scontro in diretta, ancora una volta tra Franco Melli e Alessandro Vocalelli, con Maurizio Sarri e il caso Romagnoli al centro del dibattito. Il clima intorno alla Lazio resta incandescente e la vicenda del difensore biancoceleste finisce per alimentare nuove fratture anche sul piano mediatico.
Melli punta il dito contro le dichiarazioni rilasciate da Sarri alla vigilia di Lecce-Lazio, quando il tecnico aveva definito Romagnoli un “pilastro della difesa” e un elemento “irrinunciabile”. Parole giudicate fuori luogo dal giornalista: “Sarri non doveva fare quelle dichiarazioni, soprattutto sapendo che Romagnoli se ne stava andando. Per quale motivo lo ha fatto? Sembra che per lui Romagnoli sia improvvisamente diventato Beckenbauer e che senza di lui la Lazio prenderà tre o quattro gol a partita“. Melli allarga poi il discorso, parlando di una gestione caotica: “Un manicomio come con Sarri non c’era mai stato. L’anno scorso con Baroni c’erano applausi a scena aperta“.
La replica di Vocalelli è immediata e altrettanto dura. “Quindi Sarri doveva mentire o stare zitto?“, ribatte, difendendo il diritto dell’allenatore di esprimere valutazioni tecniche. “Allora Sarri non deve né intervenire sul mercato né dare giudizi sui giocatori. Alla Lazio il problema è sempre l’allenatore: dopo Inzaghi, Sarri primo ciclo, Tudor, Baroni, ora è di nuovo colpa sua. Ma dai“.
Nel video lo scontro completo a Radio Radio Lo Sport.










