Il Green Deal europeo nasce con l’obiettivo di portare l’Unione a impatto climatico zero entro il 2050. Ma mentre l’attenzione politica e mediatica resta concentrata quasi esclusivamente sulla produzione di nuova energia pulita, una parte rilevante del problema rimane sotto traccia: l’energia che già oggi viene prodotta e si disperde lungo le reti. È da questa contraddizione che prende avvio la puntata di Astrea, dedicata al ruolo della superconduttività come possibile svolta per il futuro energetico.
A spiegare lo stato dell’arte è Amalia Ballarino, ingegnere nucleare e responsabile della superconduttività al CERN: «Abbiamo sviluppato una linea di trasmissione elettrica con un superconduttore di boruro di magnesio che ha la caratteristica unica di trasferire correnti elevatissime, parliamo di 120.000 ampere». Il punto di forza è operativo: «Questa linea lavora a temperature dell’ordine di 20–25 kelvin, molto più alte rispetto ai superconduttori convenzionali che operano intorno ai 4 kelvin». Il progetto nasce per alimentare i futuri magneti dell’upgrade in luminosità del Large Hadron Collider, ma, come sottolinea Ballarino, «è evidentemente interessante per molte altre applicazioni della società».
La superconduttività non è una scelta opzionale per gli acceleratori di particelle, ma una tecnologia abilitante. «I magneti superconduttori ci permettono di curvare e focalizzare fasci di particelle cariche all’interno dei collisionatori», spiega Ballarino. Trasportando correnti elevatissime senza resistenza, rendono possibile la generazione dei campi magnetici necessari. L’esempio più emblematico resta l’LHC: «Contiene circa 10.000 magneti superconduttori che operano 24 ore su 24 e hanno reso possibili scoperte come il bosone di Higgs». Un’infrastruttura che, senza superconduttori, non potrebbe semplicemente esistere.
Sul versante industriale interviene Gianni Grasso, responsabile business di ASG Superconductors, azienda italiana con sede a Genova: «Operiamo esclusivamente nel campo dei superconduttori e oggi possiamo definirci leader come technology provider di questa tecnologia». Nata oltre sessant’anni fa come costola di Ansaldo, ASG collabora da tempo con il CERN e ha avuto un ruolo diretto nella realizzazione dell’LHC: «ASG aveva fabbricato circa un terzo dei dipoli dell’Hadron Collider che oggi sono operazionali».
Grasso entra nel merito del MgB₂, il materiale al centro dei nuovi sviluppi: «È una lega semplice, magnesio e boro, elementi abbondanti e potenzialmente producibili anche in Italia». Il vantaggio non è solo chimico, ma tecnologico: «Opera a temperature relativamente alte per un superconduttore, raggiungibili con sistemi criogenici non troppo diversi da frigoriferi industriali». Grazie a un processo sviluppato con il CERN, ASG è oggi in grado di produrre «fili lunghi chilometri, utilizzabili come il rame ma con resistenza elettrica nulla». Una caratteristica che rende realistico l’impiego dei superconduttori non solo nei laboratori, ma nelle reti di trasmissione dell’energia.
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