Ho letto in un articolo secondo cui il tradizionale concetto di posto fisso non sarebbe più la priorità assoluta per le nuove generazioni, che oggi valutano il lavoro attraverso parametri che superano o supererebbero, secondo almeno gli articolisti, la stabilità contrattuale. Una recente analisi identificherebbe cinque pilastri fondamentali per l’attrattività del posto di lavoro: una remunerazione integrata con sistemi di welfare; la flessibilità organizzativa per il bilanciamento vita-lavoro, il cosiddetto work-life balance con la possibilità di gestire tempi e spazi di lavoro in modalità ibride per conciliare la dimensione personale e la dimensione professionale senza rinunce significative; un forte senso di scopo sociale e ambientale. A questi si aggiungerebbero la necessità di formazione continua con leadership inclusive e manager che sappiano ascoltare e una comunicazione aziendale trasparente, autentica, che eviti il welfare washing per dimostrare coerenza tra le promesse dichiarate e le azioni concrete.

Insomma le organizzazioni, in pratica le aziende, dovrebbero costruire ambienti in cui benessere, sostenibilità e leadership empatica diventino elementi concreti della proposta lavorativa. In sintesi il lavoro si trasformerebbe, secondo le nuove generazioni, da un mero scambio economico a uno strumento di realizzazione personale e impatto collettivo. Bello, applausi, sottoscrivo, due considerazioni mie: primo, tutto bello nella misura in cui poi alla fine del mese si paga la spesa al supermercato. Perché altrimenti diventa una bella dichiarazione di principi, ma poi abbiamo dei giovani che rimangono a casa dei genitori fino a 40 anni perché non trovano una reddittività sufficiente. Secondo, questo già è quello che succede quando io faccio consulenza nelle piccole e medie imprese di strategia. Questi sono i temi normali che oggi fanno parte della mentalità degli imprenditori moderni, di quelli che considerano il posto del lavoro come elemento più importante di un’azienda. Questa non è retorica, è quello che io vivo tutti i giorni.