Nelle ultime settimane la Commissione Europea ha cambiato idea sul pacchetto di misure per il settore automotive. Sta rivedendo il regolamento sulle emissioni e il relativo stop alla vendita di auto a benzina e diesel nel 2035. Insomma, di cambiamenti e di transizione ne vedremo esattamente nei prossimi anni, ma intanto il commissario ai Trasporti ha detto che il pacchetto sarà aperto a tutte le tecnologie, comprese le richieste dell’Italia sul biofuel e la possibilità di ulteriori deroghe per le ibride cosiddette plug-in. Questo si inserisce insomma nelle difficoltà della Commissione Europea di trovare un compromesso tra chi vuole una revisione profonda delle politiche cosiddette ambientali, tra i quali, guarda caso, i due Paesi storicamente più importanti nell’automotive, cioè l’Italia e soprattutto la Germania, e chi vuole invece mantenere lo status quo.
L’allarme dell’industria
L’industria automobilistica europea non chiede l’abbandono totale dell’elettrificazione, ma sostiene che gli attuali obiettivi di emissione di CO₂ fissati per il 2030 e il 2035 non sono più assolutamente realistici a causa della crisi di mercato, mancanza di infrastrutture di ricarica, incentivi inadeguati, problemi commerciali e tecnici oltre che normativi. Insomma, un disastro.
La filiera chiede un approccio più flessibile, più pragmatico, tecnologicamente aperto e una maggiore attenzione al cosiddetto Made in Europe. L’Associazione Italiana avverte che a fronte di investimenti massicci nell’elettrificazione, che è stata fatta per motivi ideologici e ambientali, si sono già persi oltre 100.000 posti di lavoro nel 2024 in Italia, con altri 400.000 a rischio entro il 2028.
Obiettivi realistici
Si chiedono quindi in sostanza che cosa? Non di cambiare totalmente le politiche, ma delle cose normali. Si chiedono degli obiettivi di CO2 realistici. Si chiede la valorizzazione di carburanti rinnovabili, di veicoli ibridi ricaricabili, di tutte le leve tecnologiche per andare verso una mobilità davvero sostenibile, non soltanto a livello ambientale, questo è il punto, ma anche a livello economico e sociale: per tutelare i cittadini ma anche la manodopera, le filiere e la componentistica locale. Insomma, l’ennesimo disastro della ideologia dei burocrati dell’Unione Europea è stato un ambientalismo verde di maniera che non tiene conto del fatto che non si può far rinascere il pianeta al costo di fare morire le persone.
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