Caos Serie A. La partita fantasma tra Juventus e Napoli, inevitabilmente, è diventata un caso spinoso. La squadra partenopea, dopo l’ordine non recarsi in quel di Torino da parte della locale ASL per motivi di sicurezza collettiva ed epidemiologica, non si è presentata all’appuntamento con il match che doveva andare in scena allo Stadium ieri sera. La positività al Covid-19 di Zielinski ed Elmas ha innescato un meccanismo simile ad un labirinto.

D’altro canto i bianconeri si sono regolarmente presentati sul terreno di gioco insieme al team degli arbitri. Sembra avvicinarsi per i ragazzi di Gattuso la sconfitta a tavolino con un punto di penalizzazione in classifica.

Questo il quadro dal punto di vista della giustizia sportiva. Il caso, però, coinvolge ben altri ambiti a livello sanitario e amministrativo.

Nel corso di ‘Radio Radio Lo Sport’ il nostro Direttore Ilario Di Giovambattista ha chiesto il parere del Prof Enrico Michetti

 “Qui non si tratta di essere colpevolisti per il Napoli. La stessa ASL partenopea si rifà al CTS e all’autorità sovraordinata, che sarebbe il Ministero della Salute. Citano nel provvedimento stesso la circolare del Ministero della Salute. Però poi non attuano il provvedimento. C’è una parte del provvedimento, che in sede interpretativa la circolare chiarisce molto bene, in cui si dice che è facoltà della ASL adottare le prescrizioni. Ossia l’esecuzione del test con oneri a carico delle società sportive, la ricerca del RNA virale il giorno della gara programmata e successiva alla conferma del caso confermato. Tutta la vicenda che semplifica e sicuramente va in deroga alla disciplina che riguarda il cittadino normale.

Per il calcio si è deciso di andare in deroga. Questa deroga se non viene applicata ci deve essere la motivazione. Un provvedimento amministrativo, per stare in piedi, deve essere motivato. La motivazione, sul punto, è carente. C’è un provvedimento della Presidenza del Consiglio, attraverso un parere redatto da un suo organo come il CTS, a cui fa riferimento il Ministero della Salute, in cui si spiega dettagliatamente come ci si deve comportare nel caso in cui ci fosse un positivo e come il gruppo squadra debba essere trattato.

Di questo nulla si dice, nonostante nel provvedimento si riporta alla circolare del Ministero. Per cui il provvedimento della ASL è comunque carente di motivazione. Non basta la motivazione generica dettata dal fatto che in Campania ci sia stata una evoluzione del Covid-19. Non è la ASL a dover determinare i provvedimenti. Non è certo la ASL che può limitare la libertà delle persone, a meno che non si attiene a quelli che sono i protocolli”.

Minuzioso anche l’intervento dell’Avvocato Matteo Raimondi

Partiamo dal protocollo della FIGC. C’è stato un aggiornamento lo scorso 28 settembre, che rinvia esattamente alla circolare di cui tutti parlano. La famosa circolare del Ministero della Salute dello scorso 18 giugno. In questa circolare, qui è il punto dirimente, leggo testualmente: ‘Il dipartimento di prevenzione – quindi le ASL territorialmente competente –, per quanto riguarda la gestione di casi di positività, può prevedere che alla quarantena dei contatti stretti possa far seguito per tutto il gruppo squadra l’esecuzione dei test. In modo da ottenere i risultati dell’ultimo tampone entro 4 ore per consentire la disputa della gara’.

E’ chiaro che, in questo caso, la ASL può adottare o non adottare il provvedimento. In questo caso non solo la ASL non ha adottato il provvedimento ma, su richiesta di chiarimenti del Napoli, ha addirittura espressamente vietato la trasferta.

Una cosa è certa: nel momento in cui il protocollo FIGC rinvia alla circolare ministeriale e questa circolare dà il potere alle ASL di poter o non poter provvedere in tal senso, a mio avviso il Napoli è in una botte di ferro da questo punto di vista”.

Sulla diatriba tra bianconeri e azzurri si sono espresse anche le nostre Teste di calcio

Tony Damascelli

Sopra tutte le carte, le circolari e le decisioni governative delle ASL e delle regioni, c’è una telefonata e un messaggio del Presidente del Napoli che aggira documenti e regole chiedendo ad Agnelli di rinviare la partita. Senza informare la Federcalcio e i Ministeri di competenza, ma parlando con un suo sodale il quale respinge la richiesta. Questa è una soluzione tipica italiana.

Furio Focolari

Stamattina ho lavorato molto su questo e ho sentito tanti illustrissimi esperti del settore. Avvocato soprattutto amministrativi, perché qui il diritto sportivo c’entra fino a un certo punto. Mi è stato anche detto però che il Direttore della ASL di Napoli, o il capo di gabinetto del Presidente della Regione Campania, non avesse il potere per fare un provvedimento del genere. Perché la sanità dipende dalle regioni. Allora il Presidente della Regione avrebbe dovuto emettere una cosa del genere, che va contro le disposizioni che vengono dall’alto. Addirittura qualcuno mi diceva che si può prefigurare un abuso di ufficio. Questa vicenda, a prescindere da tutto e tutti, fa male al calcio.

melli

Franco Melli

Io penso che il Napoli abbia semplicemente ubbidito, in buona fede, a un’ordinanza. Gli hanno detto che non doveva partire. Adesso se abbia sbagliato la ASL a fare questa imposizione, oppure no, questo non deve riguardare il Napoli. Il Napoli non può essere punito da questa situazione né con la sconfitta a tavolino, né con il punto di penalizzazione. La ASL, per la sicurezza comune, ha ritenuto di agire in questo modo.

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