La curva che indica l’andamento del Coronavirus in Italia disegna un sorriso sul volto degli italiani. I dati in essa raccolti evidenziano una continua discesa che si protrae ormai da settimane. E nonostante la spaccatura che separa i casi di contagi al Nord rispetto al resto del Paese, il numero dei morti a livello nazionale è sceso oggi sotto le tre cifre, 99 per l’esattezza.

Si allontanano i giorni in cui tutti gli indicatori del virus raggiungevano picchi da paura, ma gli esperti invitano a mantenere alta la soglia di attenzione. E’ il messaggio che cerca di diffondere anche il professor Massimo Galli, primario dell’Ospedale Sacco di Milano, intervenuto ai microfoni di Luigia Luciani e Stefano Molinari. Ecco cosa ha detto a ‘Lavori in Corso’.

LA PREVISIONE DEL PROF. GALLI ► “Nel 2050 più morti per infezioni batteriche che per tumore”

Siamo alla coda dell’epidemia

Credo francamente che i risultati di oggi non siano attinenti con le riaperture del 4 maggio. I dati sono condizionati dal numero di tamponi che vengono fatti. Siamo alla coda della prima grande epidemia. Ci auguriamo di non vedere la seconda.

I casi descritti tra ieri ed oggi, non si sono verificati tra ieri e oggi. Sono infezioni che, in qualche caso, risalgono a settimane fa. Molto probabilmente, addirittura prima della chiusura degli italiani in casa loro”.

Sempre esistiti i negazionisti

“E’ un fenomeno antico come l’epidemia. I negatori, o quelli che hanno interesse o per esorcizzare la paura, dichiarano che l’epidemia non esiste. Sta di fatto, che l’epidemia esiste eccome. In tutto questo ci mettiamo molti dei più giovani che non ce la fanno più a stare in casa e rispetto alla problematica possono dire ‘tanto a me cosa può accadere'”.

Vaccino 1000 euro a dose come sostenuto dal prof.Garattini?

Grandissimo rispetto e simpatia professionale per il professor Garattini… ma francamente non ho idea. Ho sempre sostenuto che prima è necessario che venga prodotto un vaccino efficace. E ci vuole il tempo. Alcune strade possono sembrare autostrade e poi si rivelano viottoli di campagna. Allo stesso modo alcune possono sembrare mulattiere e poi si rivelano autostrade.

Ci sono molti gruppi che si stanno dando da fare. Ci sono investimenti molto importanti. Tutto questo considerando che questo è un virus che non cambia così tanto come succede per l’Hiv o l’Hcv. Fa sperare che si arrivi a mettere in piedi un vaccino in un tempo non biblico.

Se si riuscisse già per la fine di quest’anno, ed ecco dove sta il punto, poi si aprirebbe il problema della produzione in termini quantitativi, il problema della distribuzione con possibili contrasti molto forti tra nazioni e nell’ambito della singola nazione tra le diverse categorie sociali.

E poi c’è il problema della somministrazione materiale perché per vaccinare un’intera popolazione ci vuole un bel apparato organizzativo. Soprattutto visto come siamo messi dal punto di vista della medicina territoriale in questo momento. Questa epidemia ci ha messi ko prima ancora che suonasse la campanella del primo round“.

In attesa del vaccino

Io sono convinto da tempo che se noi aspettiamo il vaccino questa epidemia non la fermiamo. Vanno messi in atto una serie di provvedimenti. Quello più clamoroso e di successo è stato il provvedimento di distanziamento sociale, che è costato quel che è costato. Questa sarà una battaglia importante e non credo che cambierà la previsione che si fa: nel 2050 il rischio di avere più morti per infezioni batteriche multi-resistenti di quante se ne avranno per tumore”.


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