Non si può certo dire che, dopo due settimane di tensioni e di prese di posizione sulle sorti di Armando Siri, sottosegretario leghista alle Infrastrutture indagato per corruzione, stia per tornare il sereno nel governo gialloverde.

Non più tardi di ieri, mentre Salvini è in visita a Budapest per incontrare il premier ungherese Viktor Orban, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha deciso di convocare una conferenza stampa per rendere nota la sua decisione in merito alle dimissioni, richieste dal M5S, dell’ideatore della Flat tax. “Al prossimo Consiglio dei Ministri porrò all’ordine del giorno la mia proposta di revoca del sottosegretario Siri, assumendone tutte le responsabilità. Siri deve dimettersi ha annunciato Conte, aggiungendo poi in seconda battuta “le dimissioni o si danno o non si danno. Dimissioni future legate a iniziative dei giudici non credo abbiano senso. Il procedimento giudiziario avrà il suo corso, la vicenda politica ha altre connotazioni. Dobbiamo essere credibili, responsabili, in questi passaggi fondamentali”.

Come esperienza di avvocato, eventuali dichiarazioni spontanee ragionevolmente non potranno segnare una svolta rispetto a questa fase preliminare di indagini. Invito la Lega a non reagire in modo corporativo sul caso Siri” ha detto Conte.

Poi, l’assist ai pentastellati: “Invito anche il M5s a non approfittare di questa soluzione per cantare una vittoria politica. Il piano di vicinanza personale e il principio di civiltà giuridica della presunzione di innocenza non impediscono affatto la soluzione che ho individuato. Siri farà un passo indietro in ragione dei fatti che gli sono stati contestati, della oggettiva gravità di questi fatti – stiamo ragionando di un’accusa di corruzione- ancorché allo stato non risultano provati, e della oggettiva difficoltà di poter attendere alle attività istituzionali dovendo concentrarsi sulle necessarie attività difensive“.

E, mentre Armando Siri professa la propria innocenza (“Io resto al mio posto perché sono convinto di poter dimostrare la mia totale innocenza in questa storia“), gli animi delle due metà del cielo gialloverde non sembrano, ancora una volta, placarsi. Serpeggia, oltretutto, sempre di più il dubbio che il caso Siri faccia da spartiacque tanto per un’altra minaccia di crisi tra M5S e Lega, quanto per un eventuale rimando dell’introduzione di provvedimenti previsti nel contratto di governo.

Che, complici le eventuali dimissioni del sottosegretario della Lega, sia a rischio anche l’attuazione di sua ‘creatura’, la flat tax? O il provvedimento che, per Di Maio, doveva essere avviato in maniera più graduale con il sostegno al ceto medio ed il mantenimento della progressività, potrebbe subire un rallentamento, a beneficio di altre proposte come il ‘Salva-Roma’, anch’esso terreno di scontro tra M5S e Lega?

Stando alle presa di posizione del leader del Carroccio sulla questione tasse e sulla vicenda Siri, il Consiglio dei ministri deve “occuparsi del taglio delle tasse adesso, sicurezza, droga, immigrazione e lavoro e non commento nulla, io lavoro, vedo che qualcuno ha tempo da perdere polemizzando su altro, non sono io”. E, riferendosi al premier Conte, Salvini attacca:Mi sfidi sulle tasse che interessano agli italiani non sulla fantasia, altre polemiche non mi interessano“.

Gli italiani mi chiedono meno tasse” ha detto ancora il vicepremier, sottolineando che la Flat tax è “un’emergenza nazionale, la riduzione delle tasse si deve votare adesso. Non esiste che ministri dicano ‘c’è tempo’. Vedo che qualcuno ha tempo da perdere“.