Flavio Insinna e Angela Finocchiaro: due attori di spessore a Sold Out

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I due attori sono intervenuti durante la diretta, parlando dei loro, rispettivi spettacoli teatrali, attualmente in scena.

Ha partecipato, via telefono, a “Sold Out” con Gianluca Cassandra Flavio Insinna, istrionico showman e uomo di spettacolo, in scena, fino al 6 gennaio, al Teatro Sala Umberto di Roma con “La macchina della felicità“.

Nei messaggi che riceviamo a teatro c’è sempre il concetto di felicità e di condivisione, perché se la felicità è solo la tua non è quella vera. La felicità è quella che raccontava Ayrton Senna, quando gli dicevano ‘ma perché Lei fa così tanto per i poveri del suo paese?’ e lui rispondeva: ‘Io vivo su un’isola di felicità che non può essere circondata da un mare di miseria e tristezza’. Se tu hai avuto tanto dalla vita, il minimo che tu possa fare è dare una mano” ha rivelato Flavio Insinna, sottolineando che “faccio questo mestiere ma non vivo su un altro pianeta e respiri questi concetti attraverso la gente, quando parli alla fine di una puntata de L’Eredità: la mia sfida, come persona, è quello di rimanere sempre attaccato alla realtà, alla vita di tutti. Ci si salva solo tutti insieme, anche se la vita è una maratona“.

Sull’esclusione di Pierdavide Carone e dei Dear Jack a “Sanremo” Insinna è entrato nel merito, raccontando di quando, da ospite di un programma, andò a trovare Pippo Baudo e nel suo studio “c’erano un miliardo canzoni. E’ ovvio che tutti pensano di avere la canzone più bella ed è vero che scartano una ventina di artisti, ma ne arrivano anche tantissimi. Credo che se è destino che tu debba quel film o che quella canzone debba fare un grandissimo percorso, alla fine succederà. Ho scritto un libro, ad esempio, dove racconto della mia famiglia e di mio padre che scompare: non abbiamo fatto, per scelta, grandi campagne televisive, se non una bellissima intervista con Mara Venier. Cominciai ad andare in giro per le librerie e c’erano miliardi di persone, questo per dire che, come dice il maestro Venditti certe cose, certi amori ‘non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano’. Mi è capitato di avere dei no ma che poi sono diventati una cosa bella.

In merito alle dinamiche del suo spettacolo, “La macchina della felicità”, Flavio Insinna ha spiegato che la televisione “è fantastica, come il cinema, ma il teatro, come dicono i grandi, è un incontro tra vivi. Cambiano le persone, si aprono grandi mondi: mi diverto, ad esempio, a guardare gli sguardi delle coppie, mentre dicono ‘mia moglie non fa questo’ o ‘mio marito non fa quest’altro’ e li vado cercando in sala, ma simpaticamente.

Altra, grande ospite della trasmissione radiofonica è stata l’attrice Angela Finocchiaro, anche lei impegnata sul fronte teatrale con lo spettacolo “Ho perso il filo” al Teatro Ambra Jovinelli.

E’ uno spettacolo un po’ bizzarro, inizia in un modo, ma poi è come se qualcuno avesse preso una medicina che ha qualche controindicazione. E’ un viaggio un po’ pazzo, allucinato e molto comico, che la protagonista fa all’interno del labirinto per andare ad affrontare il Minotauro che la mangerà” ha raccontato la talentuosa attrice.

Alla domanda di Gianluca Cassandra sulla voglia dell’attore di uscire da una comfort zone attoriale e di sperimentare, la Finocchiaro ha risposto che “da una parte, le cose che funzionano le usi e ci stai dentro bene, perché alla fine con il pubblico c’è riscontro, ma è chiaro che è problematico, dall’altra diciamo che in Italia i ruoli che vengono affidati sono sempre un po’ gli stessi.”

Alle nuove generazioni di attori, Angela Finocchiaro ha consigliato che, se veramente “un ragazzo ha questo desiderio, ci deve provare fino in fondo. E’ diverso da quando ho cominciato io, quando inciampavi nel teatro comunque, c’erano stage, corsi.. Anche adesso ci sono, ma consiglierei di andare in scuole di dizione molto buone e stare insieme a gente che vuole fare la stessa cosa per confrontarsi. Non esistono scorciatoie, bisogna darsi molto da fare, ma ci proverei: cominciare dal teatro è sempre un’ottima cosa, perché costituisce una radice solida per affrontare tutto il resto”.