Il guitto di Kiev Zelensky, attore nato con la N maiuscola e dittatore attore, dunque dittatore, ora si lagna di essere rimasto privo di difese. Questa sua recente dichiarazione sembra mandare in frantumi la narrazione egemonica, diffusa urbi et orbi dai pretoriani del pensiero unico, politicamente corretto ed eticamente corrotto, i quali da tempo vanno ripetendo, senza contraddittorio si intende, che l’Ucraina sta vincendo la guerra e sta costringendo la Russia di Putin a indietreggiare irreparabilmente.
Proprio così, per intere settimane ci hanno raccontato con intensità martellante e con ritmo travolgente che la guerra volgeva a favore di Kiev e che la Russia era ormai finita, spacciata, pronta a capitolare ingloriosamente. Adesso tuttavia il guitto Zelensky getta la maschera e rivela come stiano effettivamente le cose.
La mossa astuta e le contraddizioni dell’Unione Europea
Potrebbe certamente essere una mossa astuta volta a ottenere nuove armi dall’Unione Europea e magari anche da Washington. Soprattutto l’Unione Europea si è letteralmente prodigata per sostenere sul piano finanziario e bellico l’attore nato con la N maiuscola e non si dà motivo per dubitare che continuerà a farlo anche in futuro.
Ma questa possibilità interpretativa comunque non toglie il fatto che l’attore nato sia palesemente in difficoltà, a tal punto da dover lamentare pubblicamente la assenza di difese in cui attualmente l’Ucraina si trova. Zelensky però non vuole issare bandiera bianca, come pure Bergoglio gli suggerì di fare, perché sa bene che, quando la guerra dovesse finire, egli dovrebbe rendere conto di tutte le proprie malefatte al suo popolo e il giudizio verosimilmente sarebbe tutt’altro che benevolo.
Il ginocchio davanti a Trump e la crisi dei Patriot
Non sfugga oltretutto che il guitto di Kiev è andato di nuovo in ginocchio a piagnucolare al cospetto di Donald Trump, l’imperatore a stelle e strisce: ha chiesto nuovi missili Patriot per l’Ucraina, ma Donald Trump ha ammesso candidamente che i Patriot servono a Washington. E in effetti si mormora già da tempo che Washington sia a corto di Patriot e si trovi in difficoltà nella guerra in Iran, guerra che pure Trump garantiva sarebbe stata vinta da Washington nel volgere di appena una settimana.
Come è noto le cose sono andate molto diversamente: non solo la guerra in Iran non è stata vinta da Trump, ma quest’ultimo continua ad annaspare e a non riuscire a piegare la tenace capacità di resistenza del popolo iraniano. Insomma Zelensky appare una volta di più sempre più solo all’angolo, privo del supporto statunitense, ormai aiutato soltanto da quel treno in corsa verso il nulla chiamato Unione Europea.
Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro










