È accaduto realmente in provincia di Torino nei giorni scorsi. Un 73enne, dopo un aspro diverbio, ha travolto un gruppo di 6 ciclisti in retromarcia e poi, non ancora soddisfatto, è tornato indietro investendone nuovamente alcuni e ferendone ben 4. Successivamente il guidatore dell’auto si è pentito e ha chiesto scusa per l’increscioso accaduto.
Questa vicenda appare sotto ogni profilo come rivelativa dello statuto dell’odierna società alienata, voglio dire quella società che, variando le grammatiche di Zygmunt Bauman, potremmo con diritto qualificare come la società livida.
L’odiologia e la rabbia individualizzata
Nel tempo dell’ideologia evaporata sopravvive oggi soltanto la odiologia. Tramontati gli ideali redentivi e tramontate le speranze ultraterrene, rimaste vuote le banche dell’ira che capitalizzavano in senso sociale lo scontento, sopravvive oggi soltanto la rabbia individualizzata degli atomi dal legame sociale infranto. È la società degli odiatori di professione, che con orrendo anglicismo si è soliti definire haters.
La rabbia, naturalmente, viene sapientemente mantenuta imprigionata nel basso, in micro-conflitti orizzontali che mai mettono a repentaglio, e nemmeno menzionano, il diagramma dei rapporti di forza della mondializzazione turbocapitalistica.
La caverna di Platone e i “cave keepers”
Ci viene, per questa via, restituita un’immagine della caverna di Platone a cui nemmeno il suo ideatore originario aveva pensato. Schiavi che, tra le ombre della spelonca caliginosa, anziché cercare di liberarsi insieme cooperando, si prendono reciprocamente a pugni per la gioia di chi in alto amministra la caverna, ossia i “cave keepers“, come potremmo ben dire, variando il più noto termine gatekeepers.
In un’epoca come la nostra, in cui la miseria e l’oppressione basterebbero a giustificare 10 rivoluzioni come quella francese e 20 come quella russa, accade che la rabbia resti imprigionata nella coscienza individuale e dia luogo soltanto a scontri orizzontali, senza mai organizzarsi socialmente verso l’alto, cioè verso coloro i quali ci odiano e hanno tutto l’interesse a mantenerci in lotta tra noi.
Del resto, Spinoza docet, l’odio è la principale delle passioni tristi, quella che, più di tutte, depotenzia il nostro essere. Ecco perché la nostra è la società dell’odio orizzontale. I dominanti possono dormire sonni tranquilli fintanto che i dominati, anziché cooperare in nome di migliori libertà e di desideri di ulteriorità nobilitanti, guerreggiano sciaguratamente tra loro.
RadioAttività, Lampi del Pensiero Quotidiano | Con Diego Fusaro










