La Banca Centrale Europea ha deciso di tenere fermi i tassi di interesse a luglio, dopo il rialzo di giugno. Depositi al 2,25%, rifinanziamento al 2,40%, prestiti marginali al 2,65%. Una pausa votata all’unanimità dal Consiglio Direttivo, anche se qualcuno al tavolo avrebbe voluto stringere ancora. Francoforte ha scelto prudenza: guardare come evolvono le tensioni in Medio Oriente prima di muovere ancora la leva. E al centro dell’attenzione restano sempre loro, i prezzi dell’energia, che restano la variabile più imprevedibile e la miccia più pericolosa per l’inflazione.
I numeri, nel frattempo, raccontano un quadro che si sta raffreddando: a giugno l’inflazione nell’area euro è scesa al 2,8%, quella di fondo al 2,4%. Christine Lagarde ha ribadito quello che ripete da mesi: le prossime mosse dipenderanno dai dati che arriveranno. L’economia dell’eurozona mostra qualche segnale di miglioramento, ma l’incertezza resta la cifra dominante di questa fase. E per le famiglie il messaggio pratico è semplice: con i tassi fermi, il variabile continua a convenire più del fisso sui mutui. Le prossime tappe sono già scritte in agenda: settembre, ottobre, dicembre. Vedremo cosa deciderà il Consiglio.
Detto questo, il punto che mi interessa davvero è un altro, e l’ho detto anche l’altro giorno a un giornalista che mi intervistava: non esiste più, di fatto, la possibilità di parlare di economia. Io per primo, in questa calda estate, mi ritrovo a commentare quasi solo notizie di finanza. Se guardate bene, è la finanza ormai a dominare le pagine economiche dei giornali: BCE, moneta, tassi di interesse. Sempre gli stessi tre ingredienti, girati e rigirati.
Ma il mio mestiere è un altro. Io ogni giorno lavoro con imprenditori, e per fortuna sono loro a riportarmi dov’è che si gioca davvero la partita: produzione, posti di lavoro, investimenti, capitale circolante, magazzini, le scelte strategiche di un’azienda che deve decidere se assumere, se investire, se rischiare. Il contesto macro conta, per carità, nessuno lo nega. Ma è desolante constatare che i giornali ormai parlino solo di finanza e non più di economia reale — forse, semplicemente, perché di economia reale non c’è più tanto da raccontare.
Valerio Malvezzi, 3 agosto 2026










