Calenda lancia la nuova uniforme dell’UE (con una scritta poco rassicurante)

Se Carlo Calenda non esistesse, sarebbe d’uopo inventarlo. Egli riesce sempre deliziosamente a strapparci una risata zarathustriana con le sue imprese e con le sue sortite temerarie. Soprattutto del Calenda colpisce la sua dedizione quasi fanatica alla causa ucraina e alle ragioni irragionevoli della russofobia dilagante. Qualche mese addietro il Calenda si era immortalato in posa mentre si faceva tatuare il tridente ucraino sul braccio.

La maglietta e la bandiera con la stella di troppo

Adesso, come se non bastasse, egli lancia sui suoi canali social la nuova maglietta del suo partitino liberale-atlantista detto Azione, con la bandiera dell’Unione Europea e con la scritta davvero poco rassicurante Join or die, aderisci o muori. Sulla bandiera, tra l’altro, compare una stella ulteriore rispetto a quelle canoniche, ed è la stella dell’Ucraina che, a giudizio del tatuato dei Parioli, dovrebbe presto entrare a far parte dell’Unione Europea.

Forse il Calenda non lo sa, o lo sa ma in qualche modo non gli dispiace nemmeno troppo l’idea. Se l’Ucraina entra nell’Unione Europea, allora quest’ultima si trova de facto in guerra con la Russia di Putin. A quel punto, con l’usuale zelo russofobico, il tatuato dei Parioli partirà forse per il fronte?

Aderisci o muori: la verità dietro lo slogan

Quanto all’agghiacciante locuzione Join or die, aderisci o muori, ogni commento pare davvero superfluo. Mi limito a dire che con l’ingresso nell’Unione Europea non si evita la morte, ma le si corre incontro a braccia aperte, dacché l’Unione Europea non è se non una tecnocrazia depressiva e repressiva che ha come unico orientamento teleologico il potenziamento del turbocapitalismo finanziario e l’immiserimento sempre crescente delle classi lavoratrici e dei ceti medi. Come infinite volte ho adombrato, l’Unione Europea non è se non la riorganizzazione verticistica del capitalismo dopo la data epocale del 1989 nello sventurato territorio del Vecchio Continente.

Ma Calenda non lo sa, o se lo sa ne è entusiasta. Non v’è dubbio, il Calenda supera per distacco ogni altro apologeta dell’Unione Europea e dell’Ucraina del guitto di Kiev, non di rado assumendo un atteggiamento spaccone che ricorda nemmeno troppo obliquamente quello del plautino miles gloriosus. Quante volte il Calenda ha fatto tirate contro la Russia di Putin? Quante volte ha celebrato l’Ucraina dell’attore Nato Zelensky? Quante volte ha aggredito verbalmente coloro i quali non supportano le ragioni della guerra e che ipso facto per il tatuato dei Parioli debbono essere rubricati alla voce putinisti?

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