Schjelderup: la traiettoria; Bellingham: il tocco in progressione: le due istantanee di un primo tempo cominciato con i ritmi abbattuti dal caldo e deumidificati dalle giocate individuali, come premessa e promessa di una ripresa che sembra suggerire una maggiore pressione norvegese a fronte di una capacità degli inglesi di trovare con più soluzioni e più nomi l’episodio risolutivo. 

Più Norvegia, nella seconda parte e in particolare nell’ultima mezz’ora, quando l’Inghilterra appare ripiegata su se stessa e con Nyland che per farsi inquadrare deve approfittare del fraseggio con i compagni attorno all’area. I giri di lancetta finali, recupero compreso, vedono l’Inghilterra in recupero di metri e di efficacia, soprattutto dopo che i cambi comandati da Tuchel restituiscono strappi e brillantezza sui lati. 

Si va ai supplementari, con le prime ipotesi sui rigoristi di entrambe le nazionali ma con il secondo gol dí Bellingham – stavolta da opportunista quando Nyland non trattiene il siluro di Rogers – che indirizza subito e pesantemente il tempo addizionale. 

I vogatori vichinghi, che devono fare a meno di Haaland dal minuto 105, alla fine guardano la scia dei navigatori inglesi, che intraprendono la rotta della semifinale.