Il “pacifista” Donald Trump? Guardate cosa sta accadendo

Molti, anzi troppi, capita insanabilia, hanno ripetuto per mesi ad nauseam che Donald Trump non soltanto era il salvatore del mondo, ma che era in fondo il solo presidente americano in grado di opporsi a ogni genere di guerra.

Si trattava con tutta evidenza di una narrazione del tutto mendace, di una narrazione degna delle anime belle di hegeliana memoria che ancora non hanno capito che la contraddizione principale è rappresentata da Washington. Poco cambia se sulla plancia di comando vi siano Joe Biden o Barack Obama, George W. Bush o Trump.

E adesso infatti Donald Trump, il codino biondo che fa impazzire il mondo, ha definitivamente gettato la maschera e si è rivelato a tutti gli effetti in perfetta continuità con i precedenti presidenti imperialisti della civiltà del dollaro, magari anche imperialisti insigniti del Nobel per la pace come Obama. Orwell era un dilettante.

Le nuove guerre del 2026

Dall’inizio di questo tumultuoso 2026, il codino biondo che fa impazzire il mondo ha già di fatto prodotto due guerre: ha aggredito vigliaccamente il Venezuela di Nicolás Maduro, rapendo il presidente venezuelano, e più recentemente ha compiuto una altrettanto vile aggressione dell’Iran con il sostegno del criminale genocidario Benjamin Netanyahu.

In entrambi i casi, si badi bene, abbiamo a che fare con stati ricchi di petrolio e, per di più, fieramente resistenti alla globalizzazione imperialistica di Washington, quella che personalmente chiamo già da tempo “anglobalizzazione con bombe umanitarie e missili intelligenti”.

Vi è tuttavia una novitas nel modus operandi di Donald Trump, una novitas che segna, per così dire, una svolta nella prassi imperialistica collaudata della civiltà dell’hamburger. Con Trump infatti si registra ora un inedito imperialismo gangsteristico, che interviene rapendo i presidenti, come nel caso di Maduro, o direttamente giustiziandoli, come nel caso di Ali Khamenei.

Ancora una volta il diritto internazionale è saltato gambe all’aria, come usa dire, e si è tornati allo ius sive potentia, ovvero al diritto coestensivo alla potenza di chi lo esercita. E ciò secondo una figura concettuale che non può non richiamare alla memoria le imperiture parole di Trasimaco nel primo libro della La Repubblica di Platone: “Il giusto non è altro se non l’utile del più forte”, sbotta Trasimaco contro Socrate.

Il doppio standard dell’imperialismo

Come se non bastasse, viene ancora una volta rovesciato il logoro ritornello con cui, per anni, hanno condannato la Russia di Vladimir Putin. Il ritornello, voglio dire, secondo cui l’aggredito ha sempre ragione e l’aggressore ha sempre torto. Quando l’aggressore coincide con la civiltà del dollaro, allora esso ha per definizione sempre ragione. Infatti il suo è un imperialismo etico con bombe umanitarie e missili intelligenti. Un imperialismo etico che produce la libertà, ovvero il passaggio dello stato aggredito sotto il controllo americano.

Che cosa diranno ora i capita insanabilia della celebrazione agiografica di Trump come salvatore del mondo? Avranno costoro ancora il coraggio di asserire che Trump contrasta le guerre e segna una svolta nelle politiche statunitensi? Il nemico principale resta Washington.

L’abbiamo ripetuto infinite volte: la salvezza, se vogliamo proprio scomodare una categoria teologica, potrà giungere solo dagli stati disallineati e resistenti rispetto alla globalizzazione imperialistica di U-Sraele. Come infinite volte abbiamo ribadito, il nemico principale resta Washington. Gli europei dovrebbero, una volta tanto, avere il coraggio di mettere seriamente in discussione la loro sciagurata subalternità rispetto all’imperialismo della civiltà del dollaro. Questo è il punto fondamentale.

Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro