
Secondo il report di congiuntura di Confcommercio del gennaio 2026, l’economia italiana mostrerebbe segnali di netto miglioramento con un PIL stimato in crescita dello 0,5% a gennaio rispetto a dicembre e dell’1,2% su base annua. Questo trend positivo sarebbe sostenuto da un cambiamento nel clima di fiducia che coinvolgerebbe le imprese in crescita da 4 mesi consecutivi e anche le famiglie.
I motivi
La diminuzione della sfiducia avrebbe portato a una maggiore propensione al consumo, con le intenzioni di spesa in aumento rispetto al 2024 e alla prima parte del 2025 per nucleo familiare. Anche il settore turistico contribuirebbe positivamente con un incremento delle presenze dell’1,6% nel bimestre ottobre e novembre 2025. Le vendite al dettaglio reali avrebbero registrato 2 mesi consecutivi di crescita congiunturale, sostenute da vendite generate dalle promozioni Black Friday e dai consumi natalizi, un evento che non si verificava insomma dall’inizio del 2024.
Complessivamente, il rafforzamento della domanda interna nel quarto trimestre fornirebbe un contributo fondamentale alla variazione del PIL nazionale, che sembrerebbe con una crescita superiore alle attese. La combinazione tra il calo dell’inflazione e il recupero del potere d’acquisto sta alimentando una dinamica positiva che potrebbe spingere il PIL verso un +0,9% complessivo. Ecco, prima di stappare le bottiglie di champagne, io credo che valga la pena fare una riflessione.
Occhio a stappare lo champagne
Intanto, sono un quarto di secolo che ci sentiamo raccontare ad ogni Natale, ad ogni Capodanno, della fiducia dei consumatori e dell’aumento della fiducia della spesa, del consumo, eccetera, eccetera. Ricordiamoci che un Paese si arricchisce quando aumenta il risparmio, non il consumo, perché il consumo può essere fatto anche a debito, per esempio. Quindi quello che conta è quello che un Paese, una famiglia, riesce a risparmiare alla fine del mese.
E secondariamente, queste notizie, pur positive, vanno moderate considerando che riguardano i consumi e quindi riguardano il commercio, il turismo, ma siamo ancora indietro per quanto riguarda la produzione. Un Paese che non investe nell’economia produttiva e che soprattutto per un Paese come l’Italia che ha avuto un manifatturiero tradizionalmente forte, è un Paese destinato sempre ad essere oscillazione di percezioni.
Malvezzi Quotidiani, l’Economia Umanistica spiegata bene | Con Valerio Malvezzi









