Da “mai” a “ora bisogna parlare”: la retromarcia dell’Europa su Putin

Adesso, meglio tardi che mai, ci è arrivata anche l’Unione Europea. Hoc erat in votis.

È di questi giorni, infatti, la notizia secondo la quale gli euroinomani e gli austerici delle algide brume di Bruxelles hanno aperto ai possibili colloqui con la Russia di Putin.

Dopo che, in successione, Sire Macron, presidente gallico e prodotto in vitro dei Rothschild, e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano e capo del giullaresco governo della destra bluette neoliberale atlantista, avevano annunciato l’esigenza del dialogo con la Russia di Putin, ecco che anche gli altri euroinomani si sono destati dal torpore e rivendicano la medesima necessità. Dunque bisogna dialogare con la Russia di Putin.

Il colpo di timone della tecnocrazia: dal rifiuto al dialogo

Insomma, in termini nautici si tratta di una vera e propria strambata, e ciò a maggior ragione se si considera che ancora poche settimane addietro gli araldi del pensiero unico europeisticamente corretto, gli alfieri della tecnocrazia depressiva e repressiva dell’Unione Europea, sostenevano a tambur battente e senza ambagi l’esigenza di negare in partenza ogni possibile dialogo con la Russia di Putin.
Di più: propugnavano l’esigenza incondizionata e non negoziabile di continuare nella folle traiettoria del riarmo necessario dell’Europa, secondo il demenziale e manicomiale piano del Rearm Europe, voluto e propiziato dalla signora Von der Leyen, vestale dei mercati apatridi, signora del turbocapitalismo sans frontières. Evidentemente, meglio tardi che mai, gli euroinomani delle brume di Bruxelles hanno preso coscienza dell’impossibilità di sfidare la Russia di Putin e, magari, anche di sconfiggerla.

Ci sono in vero arrivati perfino loro, con un certo ritardo rispetto a Donald Trump che, con un sobrio realismo, subito o quasi ha compreso e anzi ha esplicitato, senza perifrasi, l’impossibilità di battere Putin. La Russia di Putin è imbattibile, invincibile, ha detto recentemente Donald Trump. E questa è l’aperta e incondizionata ammissione dell’esistenza di un mondo multipolare, o poliarchico, che dir si voglia.

Intendo dire un mondo sottratto alla dominazione dell’Occidente a stelle e strisce, meglio dell’Uccidente liberal-finanziario. Per quel che concerne i signori della tecnocrazia di Bruxelles, essi si confermano una volta di più per quello che realiter sono: sfasciacarrozze che stanno trascinando l’Europa nell’abisso o, per dirla con Max Weber, specialisti senza intelligenza ed edonisti senza cuore.

Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro