Kiev abbandonata: Trump congela le sanzioni a Mosca e gli analisti sbagliano il motivo

Non si arresta l’avvicinamento di Donald Trump alla Russia di Vladimir Putin. Dopo lo storico accordo energetico siglato nei giorni scorsi, Washington compie un ulteriore passo e, con una mossa che ha colto molti di sorpresa, sceglie di congelare le sanzioni americane ancora in vigore contro Mosca.

Il dato politico che ne discende è di una chiarezza adamantina: la sconfitta di Kiev si fa ogni giorno più evidente. E con essa quella del suo guitto, Zelensky, attore NATO con la N maiuscola, sempre più simile agli sventurati burattini che il cinico e famelico Mangiafuoco getta tra le fiamme quando non servono più ai suoi spettacoli.

Il burattino scaricato

Lo si può dire senza perifrasi edulcoranti: Kiev è stata scaricata da Washington. Quella stessa Washington che dal 2014 l’aveva impiegata come testa d’ariete contro la Russia, sperando di piegarla secondo il grande sogno americano accarezzato fin dagli anni Novanta. Crollato il colosso sovietico, gli Stati Uniti si illudevano di potersi prendere gradualmente anche la Russia, riducendola a propaggine del loro impero senza confini. Quel sogno è andato in frantumi con Putin, che fin dal principio ha rivendicato e difeso la piena sovranità della sua nazione.

Né servo né volubile

In molti si interrogano sulle ragioni di questa repentina strambata dell’imperatore a stelle e strisce, che ha deciso di sospendere le ostilità con Mosca per avvicinarsi a essa e, come si usa dire, “sedersi al tavolo”. Sbaglia grandemente chi liquida Trump come un servo di Putin, come ha ingloriosamente fatto larga parte della politica italiana. Ed erra in egual misura chi riconduce il cambio di rotta alla sua presunta volubilità.

Ufficiale: Trump scarica Zelensky e allude a un nuovo presidente
Ufficiale: Trump scarica Zelensky e allude a un nuovo presidente

La ragione è un’altra, e la si può cristallizzare così. Con sobrio realismo, il ciuffo biondo che fa impazzire il mondo ha compreso ciò che all’inizio gli sfuggiva e che l’arcobalenico e vegliardo Biden non era in alcun modo in grado di capire: la Russia, e non mi stancherò mai di ripeterlo, non può essere battuta sul campo. Non resta dunque che ripiegare sulla diplomazia e sugli accordi con Mosca.

Tutto questo ci dice che la Russia ha de facto vinto la guerra in Ucraina. Ma ci dice anche qualcosa di più profondo: l’ordine mondiale sta cambiando, se non è già cambiato. La governance planetaria monopolare di Washington è implosa, sostituita da un assetto globale poliarchico, o multilaterale che dir si voglia. Un assetto composto da imperi che, come la Russia e la Cina, non si genuflettono a Washington e che anzi, cooperando tra loro, oppongono ferma resistenza alla libido dominandi a stelle e strisce.

Diego Fusaro, 29 ottobre 2026