Germania – Russia: due pesi e due misure

Le urne hanno parlato in due capitali quasi nello stesso momento, e il modo in cui le abbiamo ascoltate dice molto più di noi che dei risultati. A Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore il verdetto è stato brutale. La CDU del cancelliere Merz non entra nemmeno nel parlamento regionale di quel land dell’est, dove l’AfD vince ancora una volta con ampio margine, seguita dai socialdemocratici.
Nella capitale il partito del cancelliere crolla, mentre trionfa la Linke. Merz ha riconosciuto che è un disastro e ha aggiunto che non ha alcuna intenzione di dimettersi. È la conferma di una tendenza che si vede da tempo, e di un consenso personale che in Germania è ormai raso terra. Resta da capire se, dentro il partito, qualcuno riuscirà finalmente a convincerlo a fare un passo indietro.

Nelle stesse ore si votava per la Duma

Russia Unita di Putin ha ottenuto circa il 57% dei voti, con un’affluenza record intorno al 56%. Da queste parti si è parlato subito di brogli e dell’esclusione, per decisione della Corte Suprema, del principale partito di opposizione. La commissione elettorale, dal canto suo, ha denunciato oltre mille attacchi DDoS contro le infrastrutture informatiche del voto. La giornata è stata attraversata dal più imponente attacco ucraino alla Russia: il sindaco di Mosca Sobyanin parla di oltre 1600 droni, 450 dei quali diretti sulla regione della capitale, raffineria compresa. Si è votato con i voli sospesi, molti per via telematica, e la gente è andata alle urne lo stesso.

Qui il doppio standard smette di essere una sfumatura. Della presunta elezione farsa in Russia si discute a lungo. Dell’annullamento di un risultato elettorale nel cuore dell’Europa, come in Romania, dove il candidato Georgescu si apprestava a vincere il ballottaggio prima di essere estromesso, si preferisce non parlare. Nessuno chiede conto a Kiev, dove le elezioni sono sospese, i partiti di opposizione sospesi, i giornali di opposizione sospesi, e tutto viene giustificato dalla guerra. Alla Russia, che è in guerra e vota comunque sotto i bombardamenti, lo stesso criterio non viene concesso.

Non c’è bisogno di idealizzare Mosca. Che i risultati possano essere aggiustati al rialzo è possibile, e nessuno può escluderlo. Ma sul consenso intorno a Putin va detto che i dubbi sono pochi: in tempo di guerra una popolazione si stringe attorno alla propria leadership, e quella russa, fortemente nazionalista, lo fa più di altre. Più che preoccuparci di quello che accade in Russia, che sono affari loro, dovremmo guardare a quello che accade in casa nostra. Nonostante le sanzioni infernali, la NATO contro, gli attacchi alle infrastrutture e la crisi, la Russia è ancora in piedi e la sua leadership è ancora forte. Tutto il resto è sesso degli angeli.