A Gaza un giornalista RAI va in onda da sotto le macerie “ma non è come pensate” | Con Claudia Carpinella

Il 23 settembre il Tg1 delle 20 ha mandato in onda un reportage girato al centro della Striscia di Gaza, al seguito dei militari israeliani. Non è un fatto di poco conto: l’accesso alla stampa internazionale a Gaza è vietato e bloccato dalle autorità israeliane dal 7 ottobre 2023, fatta eccezione per rari casi in cui il giornalista è vincolato alla scorta dell’esercito israeliano. In questo caso il servizio lo firma Giovan Battista Brunori, corrispondente responsabile dell’Ufficio Rai per il Medio Oriente, che ha raccontato il suo reportage al Riformista.

“Il problema principale è la selezione delle notizie. Non solo tra vere e false. Un giornale deve scegliere cosa raccontare”. Così risponde Battista alla domanda su una eventuale distorsione mediatica del conflitto. “Con la macchina comunicativa, Hamas è riuscita a “mostrificare” Israele. È riuscita a far oscurare le sue responsabilità nello scatenamento della guerra e nell’opprimere la popolazione palestinese”. Come si difende l’informazione? “Contestualizzando”.

Nel servizio andato in onda il focus è dedicato ai tunnel di Hamas. Parte della stampa di settore lo ha definito una straordinaria lezione di giornalismo moderno, mentre altri ne contestano l’impostazione. Il caso è stato commentato ai nostri microfoni da Giorgio Bianchi e da Claudia Carpinella di InsideOver.

Il prezzo dell’ingresso

“Io da reporter so abbastanza bene come funzioni in questi casi – spiega Giorgio Bianchi – vale a dire, a Brunori è stata data la possibilità di entrare per fare un qualcosa di molto specifico che faceva molto comodo ad Israele, con l’accordo tacito, non tacito, di non parlare di tutto quello che vi è attorno. Poi sta al giornalista accettare o rifiutare l’offerta. E a quanto pare Brunori ha accettato l’offerta“.

Il servizio, secondo Claudia Carpinella, si sofferma su gabinetti, acqua e ventilazione e tace su “le persone che sopravvivono e non vivono”. “E’ andato a raccontare la parte che ci ha sempre raccontato Israele, quindi su quanto fossero ben organizzati questi tunnel di Hamas. Quello che stride è che non ci ha raccontato nulla di ciò che si trova a poche centinaia di metri da quei tunnel, quindi le persone che sono ridotte a mangiare polvere e macerie. E non ha detto nulla neanche sui 262 colleghi giornalisti uccisi dallo stesso Stato di Israele”.

L’intervento a Un Giorno Speciale | 28 settembre 2026.