Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha pubblicato domenica su X le immagini di una visita nella cella di Hassan Salameh, in carcere da trent’anni. Salameh sconta più ergastoli per il ruolo negli attentati di Hamas del 1996, tra cui gli attacchi agli autobus. Il filmato arriva a poche settimane dal voto: le elezioni israeliane sono fissate per il 27 ottobre.

Il video nella cella

Nel filmato Ben-Gvir compare di fronte a Salameh, circondato da guardie armate e mascherate. Il ministro rivendica le condizioni di detenzione come frutto della propria politica e poi, secondo il Times of Israel, aggiunge: “Voglio ucciderti”. Nel messaggio Ben-Gvir parla anche dell’aldilà, dove il detenuto finirà all’inferno, ma sottolinea che in questo mondo l’inferno è di sua competenza.

Il ministro ha spiegato che la scena è stata girata circa due settimane prima della pubblicazione, durante una visita in carcere. Nel post che accompagna il video ha aggiunto che, se diventasse ministro della Difesa nel prossimo governo, si impegnerebbe per l’esecuzione di detenuti come Salameh e per la cosiddetta ‘migrazione volontaria’ da Gaza e Cisgiordania.

Un genere ormai collaudato

Non è la prima volta. Il quotidiano israeliano ricorda che Ben-Gvir ha più volte diffuso video in cui rimprovera detenuti palestinesi e rivendica l’inasprimento delle loro condizioni. Alcuni di quei filmati sono stati rimossi dopo le critiche e dopo il richiamo della Commissione elettorale centrale, che li ha considerati un uso improprio di strutture pubbliche a fini di propaganda. Sullo sfondo c’è la norma approvata a marzo: una legge che consente la pena di morte in alcuni casi di terrorismo a carico di palestinesi giudicati dai tribunali militari. Finora, però, nessuna esecuzione è stata eseguita.

Le reazioni

Sul fronte palestinese le condanne sono state immediate. La Commissione per gli affari dei detenuti ha parlato di un livello estremo di degrado, mentre l’Ufficio stampa dei prigionieri ha definito il video una ‘trovata elettorale’ e un atto di bullismo contro un uomo indifeso e ammanettato. Hamas ha letto la minaccia come il segnale di nuovi crimini contro i detenuti, richiamando il diritto internazionale.