MIT: chi usa ChatGpt per scrivere ha un’attività cerebrale più bassa. Lo studio che fa discutere

La ricerca del Media Lab, pubblicata come preprint nel giugno 2025, ha misurato con l'elettroencefalogramma il coinvolgimento neurale di chi scrive un saggio con l'IA, con un motore di ricerca o "a mente libera"

Uno studio del MIT Media Lab, firmato dalla ricercatrice Nataliya Kosmyna e diffuso come preprint nel giugno 2025, ha acceso il dibattito su intelligenza artificiale e apprendimento. La ricerca ha coinvolto 54 partecipanti, divisi in tre gruppi – uno che scriveva senza alcun supporto, uno con motore di ricerca e uno con ChatGPT – impegnati a produrre saggi in stile SAT nell’arco di più sessioni. Tramite EEG, gli autori hanno rilevato che il gruppo “solo cervello” mostrava la connettività neurale più ampia e diffusa, quello con motore di ricerca un coinvolgimento intermedio, mentre il gruppo che utilizzava l’IA registrava il livello di attivazione più basso tra i tre.

Gli utenti di ChatGPT, secondo l’analisi, hanno mostrato risultati peggiori anche a livello linguistico e comportamentale, con saggi giudicati “senz’anima” da due insegnanti valutatori e con un ricorso crescente al copia-incolla nelle sessioni successive. Lo stesso Media Lab ha però invitato a evitare letture allarmistiche, chiedendo di non usare termini come “danno cerebrale” o “atrofia” per descrivere i risultati, ricordando che si tratta di un preprint non ancora sottoposto a piena revisione paritaria e circoscritto al solo contesto della scrittura di saggi.

Il tema è stato ripreso in diretta, dove abbiamo presentato lo studio come prova di un impoverimento cognitivo generato dai sistemi di IA generativa, sottolineando come i partecipanti che avevano usato ChatGPT non ricordassero, a distanza di tempo, nemmeno i contenuti dei propri testi. Da questo possiamo dedurre che l’uso costante dell’IA a un mancato allenamento dei “muscoli” neuronali e citando le riflessioni di Federico Faggin sui limiti dei sistemi artificiali nel comprendere simboli e significati. Nelle sue parole, il rischio maggiore riguarda soprattutto i più giovani, esposti a una dipendenza cognitiva dagli strumenti automatici fin dai banchi di scuola.