Il caso Epstein Files continua ad alimentare letture e connessioni con la cultura popolare, più che tra le cronache dove ormai sembra essersi spento, e tra i riferimenti più ricorrenti c’è ancora oggi Eyes Wide Shut, l’ultimo film diretto da Stanley Kubrick, spesso interpretato come una chiave per leggere i “corridoi occulti del potere”. Il regista aveva stabilito con la moglie Christiane un patto personale: restare sempre a distanza dal vero potere, consapevoli che si tratti della forza più pericolosa in assoluto, capace di “risucchiare” chi vi si avvicina — un patto che, secondo questa lettura, gli Epstein Files sembrano confermare più di ogni altra vicenda recente, dal momento che “sono forse ciò che è dietro il vero potere”, e che il film “ci racconta quali sono le dinamiche occulte dei poteri a quei livelli lì”, un vero e proprio monito lasciato da Kubrick.
È un monito che si avverte fin dalla visione stessa: “Io ne uscii veramente disturbato”, ci riferisce il regista Federico Greco, “perché sembrava veramente più che un film un documentario”, tanto da sembrare “lo sguardo di qualcuno che quel mondo lo conosce veramente bene”. Quella sensazione di autenticità torna nei dettagli visivi che il film condivide con la cronaca reale: i costumi femminili, in particolare un copricapo di piume, richiamano un’immagine circolata online del principe Andrea — coinvolto nel caso Epstein — ritratto accanto a una donna acconciata in modo molto simile, come se il confine tra finzione e realtà, in questa storia, si fosse già dissolto da tempo.
È proprio quel confine sottile — tra ciò che si accoglie consapevolmente e ciò che si lascia entrare senza accorgersene — a diventare il vero tema del discorso, richiamato attraverso un altro riferimento cinematografico: Lasciami entrare, il film danese sui vampiri. Nella scena chiave, il bambino vampiro si ferma sempre sulla soglia di casa dell’amica umana, aspettando che sia lei a invitarlo a entrare: “il male chiede prima il permesso di entrare”, ed è proprio in questo la capacità del sistema “di sedurti, di corromperti” — perché una volta che il male entra nella propria vita, “non te ne liberi più”.
Una chiave che, applicata a Kubrick stesso, restituisce un significato più personale al film: Eyes Wide Shut è stato girato mentre la figlia del regista, Vivian Kubrick, si allontanava dalla famiglia per entrare in Scientology — “la figlia avrebbe dovuto fare le musiche, come per esempio l’aveva fatte per Full Metal Jacket, e poi non le ha più fatte” — un episodio che rende il film anche “una riflessione dolorosissima di Stanley Kubrick proprio rispetto al male che era entrato nella sua vita”. Un male che, per il regista, non aveva mai avuto a che fare con il potere politico, ma semmai con quello tecnologico: negli anni ’90 Kubrick aveva già valutato con i massimi esperti mondiali di robotica la costruzione reale di un androide per il piccolo David di A.I. — Intelligenza Artificiale — il progetto che sarebbe poi stato completato da Steven Spielberg dopo la sua morte — arrivando a dire, con la sicurezza di chi ci credeva davvero: “Sì, sì, perché no, io lo posso fare”.
Nel video l’intervista ai microfoni di Giorgio Bianchi.










