“L’Ucraina nell’UE? Sarebbe una zavorra spaventosa per tutta l’Europa” | Marco Carnelos

Il dibattito sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea si intensifica, mentre i principali media europei sembrano spingere per un’accelerazione del processo. Ma dietro l’entusiasmo mediatico si celano nodi irrisolti che rischiano di trasformare un’opportunità politica in un problema strutturale per l’intera architettura comunitaria.

Democrazia e parametri economici: i requisiti mancanti

Tra le condizioni fondamentali per l’ingresso nell’UE si parla del rispetto dei valori democratici. A ciò si aggiungono i parametri economici: già prima della guerra, l’Ucraina non soddisfaceva i requisiti per un prestito del Fondo Monetario Internazionale. Un precedente che la dice lunga sulle deroghe già accordate a Kiev. Per fare un raffronto, la Turchia attende l’ingresso nell’UE dal 1960, senza ancora riuscirci.

“Rischia di diventare una zavorra spaventosa”

Marco Carnelos, ex ambasciatore italiano in Iraq e già consulente di politica estera di Berlusconi, Prodi e Dini, non usa mezze misure. Sulla questione dell’adesione ucraina, avverte: “La ricostruzione ucraina viene stimata come necessità da 500 miliardi di dollari fino ai 1000 miliardi. E chi se ne fa carico? Se ne fa carico il bilancio dell’Unione Europea.” L’ipotesi di un ingresso light — cioè un’adesione parziale, senza tutti i diritti di uno Stato membro a pieno titolo — viene definita da Carnelos “una formula ibrida che creerà problemi interpretativi per i prossimi anni.” La sua conclusione: “L’Ucraina rischia di diventare una zavorra spaventosa per il bilancio dell’Unione Europea.”

Il nodo dei territori e lo spettro dello scenario coreano

Resta aperta anche la questione dei territori occupati. Un’Ucraina entrata nell’UE con porzioni di territorio sotto controllo russo de facto potrebbe trovarsi, in caso di tentativo di recupero militare, a trascinare con sé l’intera Unione in un conflitto aperto. Un ginepraio geopolitico che nessun leader europeo sembra oggi voler affrontare apertamente.

L’intervento da Giorgio Bianchi.