Le famiglie italiane si confermano le meno indebitate d’Europa, con una gestione prudente del credito familiare. Per quanto possa sembrare strano, nel 2025 il rapporto tra debiti e reddito è sceso al 56%, contro l’83% della media della zona euro. Il dato segna una flessione di 8 punti percentuali rispetto al picco del 2021, quando il debito toccò il 64%. La contrazione riguarda tutte le componenti: i mutui immobiliari sono scesi dal 34% al 30% in quattro anni.
A sostenere i bilanci domestici sarebbero stati la crescita dei redditi e l’aumento dell’occupazione. Una maggiore stabilità lavorativa avrebbe diminuito drasticamente la necessità di nuovi prestiti. Emerge anche una profonda trasformazione nella scelta dei prodotti finanziari: vince la rata fissa, e la quota dei prestiti a tasso variabile sarebbe crollata dal 79% del 2014 al 35% del 2025.
Il rialzo dei tassi della Banca Centrale Europea avrebbe accelerato il passaggio verso contratti più sicuri e prevedibili — del resto, non ci deve stupire: viviamo oggi in un contesto di inflazione esplosa, dopo un decennio di sostanziale stabilità dei prezzi. È ovvio che le famiglie abbiano reagito di conseguenza.
Lo scarto con i partner europei e la “resilienza” del sistema
L’Italia vanterebbe uno scarto di 27 punti sui partner dell’Unione Europea. Il sistema sembrerebbe dotato di una maggiore resilienza — termine che ormai, come noterete, è diventato di gran moda — rispetto alle strette creditizie e agli irrigidimenti del mercato. Gli shock continui sembrerebbero assorbibili, con una minore esposizione al rischio sistemico rispetto ad altri Paesi.
Il mio scetticismo: quello che i dati non raccontano
Devo però dire che continuo a rimanere scettico rispetto a queste letture giornalistiche ottimistiche. Mi accorgo quotidianamente che gli imprenditori con cui lavoro — questa mattina stessa incontrerò una SpA del settore sicurezza — segnalano difficoltà di mercato concrete e diffuse.
Io ho a che fare con quello che succede prima di ciò che poi i giornali vedono a valle. E se le imprese hanno bisogno di pianificazione strategica per non saltare, questi dati aggregati sulle famiglie non mi consentono di guardare con ottimismo al medio-lungo periodo.
I numeri macro possono raccontare una storia rassicurante. La realtà imprenditoriale che osservo ogni giorno ne racconta un’altra.










