Viktor Orbán ha perso le elezioni in Ungheria, peraltro con un distacco ragguardevole rispetto al vincitore.
Orbán aveva dichiarato alcuni giorni prima che temeva una manipolazione del voto volta a far sì che egli perdesse. Non sappiamo se detta manipolazione sia realmente avvenuta, ma sappiamo che Orbán ha perso. Dopo aver governato per una lunga fase durata 16 anni l’Ungheria, amministrandola in direzione ostinatamente contraria rispetto alla tecnocrazia repressiva e depressiva di Bruxelles, Orbán lascia ora lo scranno al suo rivale e un tempo braccio destro, Péter Magyar.
Festeggiano e giubilano con baldanza Bruxelles e il guitto di Kiev, l’attore Nato Zelensky. E ne hanno ben donde, dacché Orbán era fieramente contrario, come ognuno sa, alla governance dell’Unione Europea e ai suoi scellerati sostegni alla guerra irragionevole del guitto di Kiev prodotto in vitro di Washington, se non di Hollywood.
La svolta europeista dell’Ungheria potrebbe essere decisamente problematica
Crolla quello che resta, o meglio che restava, insieme con la Slovacchia di Robert Fico, l’ultimo presidio di resistenza alle follie liberiste e atlantiste di Bruxelles. L’ultimo fortilizio, voglio dire, di opposizione alla guerra d’Ucraina e di ricerca di un fecondo multipolarismo in grado di dialogare anche con la Russia di Putin. Il ridicolo sostegno portato a Orbán dai sedicenti patrioti italiani, in realtà totalmente genuflessi a Washington e al suo imperialismo, non ha portato bene all’Ungheria. La vera colpa di Orbán, se vogliamo trovarne una, risiede a nostro giudizio nel suo totale supporto a Israele e a Netanyahu.
Chi è Magyar
Per quel che riguarda Péter Magyar, nuovo primo ministro dell’Ungheria, egli è un conservatore di destra europeista. Il fatto che in Italia le sinistre fucsia festeggino per la sua vittoria la dice davvero lunga su quanto esse siano miopi e di più accecate da un europeismo folle. Un europeismo folle che le porta oltretutto ad apprezzare perfino esponenti della destra purché fieramente europeisti. La vera partita, d’altro canto, non è più tra destra e sinistra, ugualmente interne al paradigma neoliberale e atlantista. La vera partita è invece tra sostenitori del capitalismo finanziario e imperialistico, di destra o di sinistra che siano, e oppositori alle sue logiche illogiche.
Pur non essendo noi ciechi sostenitori di Orbán, del quale critichiamo la vicinanza a Israele e il modello economico non estraneo al liberalismo, non abbiamo alcun dubbio nel dire che egli fosse decisamente preferibile al nuovo presidente ungherese, totalmente europeista, liberista e atlantista. Questo è il punto fondamentale della questione, al di là della logora dicotomia di destra e sinistra.
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