Nella prima parte della sua audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, il farmacologo Marco Cosentino ha affrontato tre questioni: la distribuzione nell’organismo dei vaccini a mRNA, il profilo tossicologico della proteina spike, e i meccanismi che hanno reso difficile identificare gli effetti avversi. Il filo conduttore è stato il caso delle miocarditi.
Durante la campagna vaccinale è stato ripetuto più volte che i vaccini rimanessero nella sede di iniezione. Lo sosteneva anche una pagina della rivista Science. Il problema è che non era vero, e soprattutto era già noto che non lo fosse.
Uno studio del 2015 sulla piattaforma a RNA, condotto sui topi in ambito oncologico, dimostrava chiaramente che questo tipo di prodotto si distribuisce in tutto l’organismo. Su quella base il gruppo di Cosentino pubblicò nel maggio 2021 una lettera scientifica — rifiutata da diverse riviste prima di trovare pubblicazione — in cui sosteneva che questi vaccini andassero studiati come farmaci veri e propri, a partire dalla loro biodistribuzione. Due giorni dopo, uno studio finanziato da Moderna confermava la presenza della proteina spike nella circolazione sistemica dei vaccinati per diverse settimane.
Da lì sono arrivati altri studi: RNA vaccinale nei linfonodi fino a 60 giorni, nel sangue del 10% dei soggetti monitorati fino a 28 giorni, nella placenta, nel latte materno. E poi nei foci miocardici infiammati, nel sistema nervoso centrale, nel cuore di un caso di decesso per encefalomielite e miocardite post-vaccino.
La domanda centrale è rimasta senza risposta: quali cellule producono la proteina spike, in che quantità, per quanto tempo? Come ha detto Cosentino: “A questa domanda nessuno ancora oggi è in grado di rispondere, nemmeno i produttori. Questi sono prodotti che sono stati utilizzati e tuttora vengono utilizzati in una maniera che è fuori controllo.”
La proteina spike non è innocua
La proteina prodotta dal vaccino è, nelle parole di Cosentino, “funzionalmente esattamente uguale alla proteina virale: conserva tutte le sue proprietà aggressive e dannose nei confronti di cellule e tessuti.” Interagisce con bersagli molecolari che innescano infiammazione, favoriscono trombosi e alterano la coagulazione attraverso il legame con il fibrinogeno.
C’è poi un problema aggiuntivo, poco discusso. L’RNA usato nei vaccini non è RNA naturale ma RNA modificato chimicamente — modified RNA, da cui il nome Moderna. La modifica lo stabilizza e lo fa durare più a lungo, ma produce anche errori di traduzione che generano proteine aberranti di natura e conseguenze sconosciute. Un lavoro pubblicato su Nature ha documentato questo fenomeno. Cosentino lo ha definito “un effetto veramente molto grave e preoccupante.”
Miocarditi: come un effetto avverso grave è sparito dai radar
I meccanismi molecolari che legano i vaccini alle miocarditi sono oggi ben documentati. Uno studio su una delle principali riviste di cardiologia ha mostrato che i vaccinati che avevano sviluppato miocarditi presentavano livelli quantificabili di proteina spike nel sangue, mentre quelli senza complicanze non ne avevano traccia. Un lavoro più recente ha dimostrato che la proteina spike può innescare una risposta immunitaria che colpisce i canali ionici del miocardio — un meccanismo plausibile per le aritmie gravi, anche mortali, osservate in alcuni pazienti.
Eppure le miocarditi sono state a lungo negate. Il sistema americano di vaccinovigilanza — “che funziona malissimo, e pur funzionando malissimo è il miglior sistema al mondo” — ancora nel giugno 2021 stimava una frequenza di 0,5 casi per 100.000 dosi. Il motivo è in parte strutturale: i protocolli OMS escludono dagli studi i soggetti con Covid pregresso e quelli con miocarditi in anamnesi. Se qualcuno ha avuto una miocardite vent’anni fa e ne sviluppa un’altra dopo il vaccino, la causa viene attribuita alla storia clinica pregressa.
L’unico studio che ha ignorato questi filtri è un grande lavoro francese pubblicato su Nature nel 2022. I risultati: nei guariti dal Covid poi vaccinati il rischio di miocardite aumenta di 6 volte. In chi aveva già avuto una miopericardite, aumenta da 200 a 500 volte.
“Miocarditi lievi”: un ossimoro
L’altra narrazione dominante era che le miocarditi post-vaccino fossero quasi sempre lievi e transitorie. I dati raccontano un’altra storia. In età pediatrica — fascia in cui il Covid era un rischio minimo — il 17% dei bambini con miocardite post-vaccinale presentava ridotta funzionalità cardiaca, il 25% finiva in terapia intensiva, e a mesi di distanza il 60% mostrava ancora segni di danno miocardico. “Segni strumentali di danno miocardico”, ha precisato Cosentino, “vuol dire cicatrici fibrotiche che anche a distanza di anni possono generare aritmie anche mortali.”
Sul confronto con il Covid, i numeri parlano chiaro: negli uomini under 40, i casi di miocardite in eccesso per milione erano 97 dopo la seconda dose di Moderna contro 16 dopo un tampone positivo. “Non è mica detto che il Covid sia peggio. A volte sono anche peggio i vaccini.”
Chi è Marco Cosentino
Marco Cosentino è professore ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi dell’Insubria, dove dirige il Centro di Ricerca in Farmacologia Medica. Durante la pandemia ha pubblicato diversi lavori sulla farmacotossicologia dei vaccini a mRNA e della proteina spike. La sua audizione si inserisce nel lavoro della Commissione parlamentare sulla gestione dell’emergenza sanitaria in Italia.










