La chiusura dello Stretto di Hormuz rischia di lasciare un’impronta duratura sull’economia occidentale, ben oltre la durata del conflitto che l’ha generata. È questa la tesi sostenuta da Francesca Donato, ex europarlamentare con esperienza nella Commissione per l’energia, l’industria e la ricerca del Parlamento Europeo, che in diretta ai nostri microfoni ha richiamato le analisi di Goldman Sachs per inquadrare la portata della crisi in atto.
Donato distingue nettamente tra la dinamica dei mercati finanziari — soggetti a rimbalzi rapidi e influenzati dal sentiment degli analisti — e quella dell’economia reale, dove gli effetti degli shock energetici tendono a sedimentarsi nel tempo. Un principio, sottolinea, condiviso dalla letteratura economica e dagli analisti di settore. Le previsioni di Goldman Sachs cui fa riferimento stimano un crollo della produzione petrolifera globale fino a 17 milioni di barili al giorno al culmine della crisi, una cifra che rende evidente la scala del problema. Secondo la banca d’affari americana, il prezzo del greggio non tornerà ai livelli pre-conflitto — circa 60 dollari al barile — e, nell’ipotesi più ottimistica, si stabilizzerebbe intorno agli 80 dollari. Un cambio strutturale, non una fiutata temporanea.
“Il mondo prebellico non esiste più”
Anche in uno scenario di risoluzione rapida del conflitto, il ritorno alla normalità richiederebbe mesi per ripristinare i flussi commerciali e anni per riportare i prezzi energetici ai livelli precedenti. A questi fattori si aggiungono l’aumento strutturale dei premi assicurativi per le rotte cargo e l’incertezza sulle condizioni che l’Iran potrebbe imporre per la riapertura dello Stretto.
“Le conseguenze sulla economia reale saranno molto più a lungo termine di quello che si possa pensare“, dice l’ex europarlamentare. “Anche se la guerra finisse domani, e lo Stretto di Hormuz riaprisse domani mattina, ci vorrebbero mesi per ritornare a una circolazione come precedente delle merci, ma comunque anni per ritornare a livelli di prezzo dell’energia precedenti”. Goldman Sachs dice che “il prezzo del petrolio non tornerà ai livelli prebellici, non tornerà ai 60 dollari al barile, ma se tutto va bene si attesterà intorno agli 80. Sostanzialmente, il mondo prebellico non esiste già più“.










