Nell’assurdità (più tragica che comica, ahinoi) della situazione geopolitica attuale, l’ennesima telefonata fra Vladimir Putin e Donald Trump vorrei quasi immaginarmela come quella fra due adolescenti smielati nei film. “Attacca tu!”, “No, no, attacca tu…”: che poi è comunque uno scenario più credibile rispetto ai “progressi costruttivi nelle trattative” di cui si parla ogni volta subito dopo nei resoconti ufficiali.

Siamo entrati nel quarto anno di guerra in Ucraina. Nel frattempo il presidente americano, che tanto ha “rosicato” per non aver vinto il Nobel per la Pace e che aveva promesso la fine di ogni guerra con l’inizio del nuovo mandato, ha minacciato la Groenlandia; ha attaccato due paesi terzi come Venezuela e Iran; e sostenuto Israele in un’operazione a Gaza riconosciuta dalla platea internazionale quantomeno come “controversa”.

Pirandello aveva proprio ragione. La vita è sempre stata un palcoscenico in cui recitare dei ruoli, indossando delle maschere più o meno vistose. “E’ il Giuoco delle Parti”: questo vale anche (se non soprattutto) per una materia delicata come la Geopolitica.

Telefonata Trump-Putin | Mentre i potenti trattano, il mondo resta a guardare

Piaccia o meno, in un mondo in cui uno degli imprenditori più facoltosi d’America è salito alla guida della potenza mondiale per eccellenza, anche guerre, confini e destini di milioni di persone vengono decisi in delle trattative non troppo diverse da quelle di un mercato rionale. La forma, difatti, non cambia troppo la sostanza. E visti i toni “da bar” usati spesso dagli interpreti, anche “l’etichetta” viene forse meno.

Nel frattempo, mentre Trump e Putin si fanno gli occhi dolci a distanza, con il primo che parla dei “bisticci” del secondo con Zelensky manco fossero due scolaretti, in Ucraina la gente continua a penare sotto le bombe. In Iran, come prima a Gaza, a pagare è soprattutto la povera gente, per un regime deprecabile e illiberale che certamente non cesserà per la sola morte di Khamenei.

E l’Europa? E l’Italia? Nell’ulteriore segno di un declino ormai inesorabile, come str**zi rimaniamo a guardare” (parafrasando il titolo di un film di qualche anno fa diretto da Pif). Il nostro Ministro della Difesa Crosetto, d’altronde, è rimasto bloccato per giorni a Dubai completamente ignaro di tutto; quello degli affari esteri Tajani chiede al telefono aggiornamenti sui bombardamenti in Iran nemmeno si parlasse del Meteo. E il nostro Premier “non condivide né condanna l’attacco in Iran”. Sia mai prendere una posizione: meglio tenere il piede in due scarpe, nel disperato tentativo di non scomodare né il “feudatario” Trump, né l’opinione pubblica generale. Come sempre…