A Bergamo fa tanto freddo, dev’essere (anche) per questo che l’entusiasmo iniziale precipita quasi sotto lo zero, bambini compresi; dopo una mezz’ora di volenterosa Irlanda e di un’Italia farraginosa, impacciata, che trasuda preoccupazione. L’unica cosa che scotta è, nel finale del primo tempo, il pallone tra i piedi degli Azzurri.
Quando le telecamere indugiano sul primo piano di Gennaro Gattuso, gli troviamo in volto la stessa espressione che in più di dieci anni abbiamo visto in Ventura, in Mancini, in un già esautorato Luciano Spalletti nei suoi ultimi giorni da CT.
Vale tantissimo, in un quadro emotivo che stava virando al grigio scuro, la bordata da 1 – 0 di Sandro Tonali, che arriva proprio nel momento in cui stavamo prendendo atto del fatto che gli irlandesi stavano mettendo in atto qualche pungente transizione offensiva. Quando il gol funge da collante per riempire le crepe di una progressiva fragilità, tolleriamo anche che da bordo campo venga segnalato che il CT si è tolto la giacca e che abbia accorciato le maniche della maglia.
Avvicendamenti sensati – Gatti per l’ammonito Bastoni, Esposito per Retegui – e minuti che trascorrono con Kean che resta il più vivace sul fronte offensivo e con l’Italia che resta in bilico tra la soglia di rischio e la ricerca della seconda rete, mentre gli uomini di O’Neill continuano a mettere nella contesa quello che possono, ossia un residuo di agonismo puntellato dai chili e dai centimetri che il CT irlandese butta in mezzo qualche istante prima che Kean trovi il raddoppio, meritatissimo sul piano personale, con un colpo da biliardo di sinistro verso il palo più lontano, dopo un lucido controllo.
Sudata, meritata, alla fine gestita con tanto di esordio azzurro di Palestra. Ora il secondo atto deve essere preparato partendo dalla lucidità di due constatazioni: il livello dell’avversario di stasera e ciò che siamo e valiamo in questo momento storico. È da un sano realismo che bisogna (ri)partire per capire quale sia il massimo risultato ottenibile da questa selezione, al di là delle scelte, delle momentanee esclusioni, delle misteriose rinunce. Vincere, pur senza del tutto convincere, aiuta nel tentativo di rivincere.
Paolo Marcacci










