L’UE risponde con un secco “no” all’ipotesi di tornare al gas russo. L’instabilità dei prezzi dell’energia data dalla guerra di USA e Israele in Iran, non porta Ursula von der Leyen nella direzione di prendere una decisione: mettere da parte l’ideologia politica e tornare ad avere rapporti commerciali con la Russia. E’ ciò che invoca chi crede che le sanzioni, alla fine, non abbiano prodotto l’effetto sperato dalle élite europee, ma che abbiano invece portato più difficoltà per gli europei stessi, che vittorie “strategiche”. Soprattutto quando dipendi dal solo stretto di Hormuz, ora chiuso.
Persino leader occidentali come Macron e Meloni hanno detto che prima o poi dovrà arrivare il momento di rinunciare a slogan e manifestazioni di orgoglio e tornare alla diplomazia con Putin. Lo stesso presidente russo ha dichiarato recentemente di essere pronto a mettere da parte la politica e a far ripartire il commercio con l’Europa. “Non abbiamo mai rifiutato”, he detto Putin. “Siamo pronti a lavorare anche con gli europei, ma abbiamo bisogno di segnali da loro che siano pronti e vogliano garantire stabilità”. Proposta respinta oggi dalla presidente della Commissione europea.
Il “niet” di Ursula
Per Ursula von der Leyen non c’è altra strada: tornare al gas russo sarebbe un “errore strategico”. “Dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza“. Sfuma dunque, ancora una volta, quell’aria di riappacificazione, almeno commerciale, che si era materializzata dopo anni di conflitto. Per Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale e passato recentemente al gruppo europeo ESN, von der Leyen non fa troppo spesso in autonomia il pieno alla sua macchina.
“Che onore averla qua! Non capita spesso vederla in quest’aula”, dice Vannacci in plenaria. “Io sinceramente pensavo che fosse al telefono con Trump per decidere le sorti di questa guerra. Invece con Trump al telefono c’era Putin. Lei fino a oggi per questa guerra non ha fatto assolutamente niente se non dichiararsi preoccupata. Ora non so se se ne è accorta, perché evidentemente non è la signora von der Leyen che fa il pieno alla sua auto. Ma a causa di questa guerra, che irresponsabilmente qualcuno plaude in nome dell’esportazione della democrazia, l’Europa già moribonda è caduta in una crisi acutissima. Ecco, allora buttiamo a mare il Green Deal, riapriamo i rubinetti di petrolio, gas e fertilizzanti con la Russia e facciamo i nostri interessi, perché gli interessi altrui li fanno già benissimo coloro che hanno iniziato e condotto questa guerra. E con cui lei non parla“.










