Nel recente Inter-Juve si è verificato un episodio destinato a far discutere a lungo. Secondo quanto riportato dalla La Gazzetta dello Sport, l’unico a pagare davvero le conseguenze del match è stato Pierre Kalulu: espulsione ritenuta ingiusta e squalifica automatica per la partita successiva.
Le immagini rallentate delle telecamere (oggi sempre più numerose e precise) mostrerebbero che il fallo contestato non c’era. L’avversario avrebbe simulato il contatto, inducendo l’arbitro all’errore. Nei giorni successivi, tra polemiche e pressione mediatica, sono arrivate anche delle scuse pubbliche.
Kalulu ha accettato la decisione con grande correttezza. Ma il punto centrale resta: oltre all’espulsione, scatterà comunque la squalifica. Perché? Perché ‘lo prevedono le regole’. L’espulsione comporta automaticamente la squalifica per la gara successiva. La prova TV, in questo caso, non può intervenire. E difficilmente si ricorrerà a strumenti straordinari.
Abbiamo commentato l’episodio in diretta con Giorgio Bianchi e Alberto Contri.
Il nodo della questione: errore umano o rigidità nel sistema?
Durante una partita, l’errore arbitrale è parte del gioco. L’arbitro decide in una frazione di secondo, senza il privilegio del rallenty. Può sbagliare. È umano. Ma cosa accade quando, a posteriori, la tecnologia dimostra che il fallo non c’era? Ha senso che il giocatore debba comunque subire una squalifica?
Qui nasce il paradosso. Il calcio moderno è dominato dalla tecnologia: VAR, immagini ad alta definizione, riprese da ogni angolazione. Eppure il regolamento, in alcuni casi, resta ancorato a una logica precedente. Il risultato è una frattura tra verità materiale e applicazione formale della norma.
Il timore di aprire “il vaso di Pandora”
Alcuni temono che modificare una squalifica possa aprire un precedente pericoloso, mettendo in discussione altre decisioni e creando incertezza su risultati e classifiche. Tuttavia, in questo caso non si tratta di riscrivere una partita, ma di evitare che un giocatore riconosciuto innocente subisca un’ulteriore penalizzazione.
Il tema riguarda l’equilibrio tra regole e buon senso: le norme sono fondamentali, ma quando la loro applicazione automatica produce un’ingiustizia evidente, dovrebbe esistere uno spazio di valutazione. La questione va oltre il calcio e tocca il rapporto tra burocrazia e responsabilità, soprattutto in un’epoca in cui tecnologia e automatismi rischiano di sostituire il giudizio umano.










