Reintegrati alle Paralimpiadi, svolta clamorosa: il caso Russia-Bielorussia tra politica e business

Una decisione destinata a far discutere ma che, alla fine, rappresenta una buona notizia: alle Paralimpiadi di Milano-Cortina, in programma dopo la conclusione dei Giochi Olimpici invernali, alcuni atleti russi e bielorussi potranno tornare a gareggiare sotto la propria bandiera nazionale.

Si tratta di sei atleti russi e quattro bielorussi, riammessi dall’International Paralympic Committee (IPC) dopo le precedenti esclusioni legate alle tensioni geopolitiche. Il reintegro segue una decisione dell’Assemblea dello scorso settembre ed è stato confermato anche alla luce di un pronunciamento del Tribunale Arbitrale dello Sport.
Il reintegro degli atleti russi e bielorussi alle Paralimpiadi riporta dunque al centro una questione cruciale: è possibile separare davvero sport e politica?

Sport, politica e marketing: un confine sempre più sottile

La scelta dell’IPC segna una differenza rispetto ad altre federazioni sportive internazionali che avevano adottato una linea più rigida. In questo caso, invece, si è optato per il reintegro, restituendo agli atleti la possibilità di competere rappresentando ufficialmente il proprio Paese. Una decisione che riaccende il dibattito sul rapporto tra sport e politica, tema che accompagna ormai stabilmente le competizioni internazionali.

A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce la crescente commercializzazione dell’evento olimpico. Ha fatto discutere, ad esempio, il caso della pattinatrice olandese Jutta Leerdam, che al termine di una gara ha mostrato in modo evidente il marchio della propria biancheria intima davanti alle telecamere. Un gesto interpretato da molti come un’operazione pubblicitaria in mondovisione, simbolo di un’Olimpiade sempre più legata alle logiche del marketing.

L’episodio ha alimentato ulteriori riflessioni sulla trasformazione dei Giochi in un grande evento mediatico e commerciale, lontano dall’idea originaria di celebrazione pura dello sport.

Tra richiami ai principi olimpici, esigenze di equità e pressioni internazionali, il dibattito resta aperto. E probabilmente accompagnerà ancora a lungo le grandi manifestazioni sportive globali, chiamate a confrontarsi con un mondo in cui ogni evento assume inevitabilmente una dimensione che va oltre il campo di gara.