Olimpiadi, Russia bandita ma Israele assolto: ecco la morale a targhe alterne dell’Occidente

RUSSIA E ISRAELE: DUE “GUERRE” E DUE MISURE – Sono partite in pompa magna le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Olimpiadi infernali, probabilmente si potrebbe anche dire. Perché, come ormai è evidente da tempo, le Olimpiadi hanno cessato di essere un evento sportivo.

Si sono trasformate in un evento mediatico e ideologico, volto soprattutto a ortopedizzare le masse in senso liberal-progressista, riorientandone in maniera radicale l’immaginario. A tal riguardo desidero richiamare l’attenzione dei miei ascoltatori su un aspetto che non può certo passare inosservato e che, anzi, rappresenta — a mio giudizio — la chiave di volta per decriptare la valenza ideologica dell’evento olimpionico, in sé considerato.

La Russia di Putin, come sapete, non è stata ammessa, mentre Israele può gareggiare tranquillamente, come se nulla fosse. Voglio dire: come se non stesse realizzando un deplorevole genocidio ai danni del popolo palestinese, un genocidio orchestrato e diretto dal criminale di guerra Netanyahu.

Insomma, la Russia non viene ammessa, dacché è indicata come responsabile del conflitto in corso in Ucraina. Quando in realtà — come sappiamo e come non ci stanchiamo di sottolineare ad nauseam — detto conflitto non è altro che la guerra dell’Occidente contro la Russia, combattuta utilizzando il guitto di Kiev come semplice strumento bellico.

Israele sì e la Russia no: il doppiopesismo olimpico

Invece Israele, che pure sta compiendo un genocidio ai danni del popolo di Gaza, può essere tranquillamente ammessa, dato che è parte integrante dell’Occident. E, di più, forma con gli Stati Uniti d’America quel mostro bicefalo dell’imperialismo planetario che io, già da tempo, chiamo “Usraele”.

Intelligenti pauca, come avrebbero detto i nostri amati antenati romani: ovvero, a chi è dotato di intelligenza basta davvero poco per capire. In questo caso, per comprendere la gravità ma anche l’insopportabile ipocrisia della situazione olimpionica, e non solo olimpionica, nella quale ci stiamo trovando.

La situazione è orrenda, e molti probabilmente se ne stanno accorgendo. Tant’è che — lo voglio ricordare en passant — quando ha fatto la sua epifania la delegazione israeliana, essa è stata fischiata e duramente contestata dal pubblico. Pubblico che, ovviamente, non ce l’ha con gli atleti israeliani, i quali meritano rispetto come tutti gli altri atleti, bensì con le politiche criminali e sanguinarie di Netanyahu, che — lo ricordiamo anche in questo caso, nemmeno troppo tra le righe — è stato giudicato perfino dal Tribunale dell’AIA come criminale di guerra.