JUVE – COMO | La maglia stile Sporting Lisbona e un possesso palla che ha poco di portoghese: “ossesso palla” lo chiameremmo, perché l’attrezzo di cuoio, come lo chiamava un tempo Spalletti, sembra spaventare i suoi giocatori, che come in Turchia ogni tanto lo scaraventano via a caso, come se fosse rovente al pari dei piatti che facevano urlare il Ragionier Fantozzi al ristorante cinese, al primo appuntamento con la Signorina Silvani.

La Signora, tornando alla Juventus, si è smarrita quasi subito per poi sobbarcarsi la fatica di una doppia rincorsa: la prima all’inseguimento di una versione decente di se stessa, la seconda appresso al giro palla autorevole del Como, che nei momenti migliori sembrano occupare le zolle sapendo che il pallone li raggiungerà come il più fedele dei cagnolini. C’è la qualità dei singoli e poi c’è l’efficacia della manovra. Chi crede, può anche invertire i termini della questione. Di certo c’è che, per entrambi gli aspetti, ha vinto il Como, con dei contenuti che vanno oltre il risultato rimasto sul tabellino.

Pulviscolo di errori tecnici individuali e sopravvalutazione di alcuni segnali positivi percepiti qualche settimana fa costringono Spalletti a passeggiate cogitabonde fino al di fuori della sua area tecnica, con lo sguardo rivolto a un’erba marginale, oltre quella entro il rettangolo di gioco. Sugli uni come sugli altri fili verdi, il tecnico non trova alcuna delle idee che vorrebbe comunicare ai suoi.