“Uomini incinti?” Giubilei reagisce alla deriva woke in Senato Usa ▷ “Ci siamo rotti le pa**e”

Un’audizione al Senato degli Stati Uniti, nata all’interno del confronto su sport femminili e identità di genere, è diventata virale per una domanda tanto semplice quanto dirompente rivolta dal senatore repubblicano Josh Hawley alla Dott.ssa Nisha Verma, ostetrica-ginecologa certificata e specialista in “pianificazione familiare complessa” interrogata: un uomo può rimanere incinto? La difficoltà di fornire una risposta netta ha acceso polemiche ben oltre il contesto americano, arrivando fino al dibattito europeo. A commentare l’episodio, ai microfoni di Lavori In Corso, è Francesco Giubilei, firma de Il Giornale.

“No. Punto”: la risposta biologica

Per Giubilei, la questione non ammette ambiguità: «Alla precisa domanda, un uomo può rimanere incinta? No. Punto». Il motivo non è ideologico, ma “biologico” e “naturale”: «È una questione naturale, non discriminatoria». Proprio l’incapacità del medico ascoltato in audizione di rispondere in modo diretto viene indicata come sintomo di una deriva culturale: «Il fatto che non riesca a dire no a una domanda così semplice spiega perché la gente si è rotta le palle di tutta questa “follia woke”».

Quando la complessità diventa rimozione

Secondo Giubilei, il ricorso continuo alla “complessità” serve in realtà a evitare una distinzione fondamentale: «Basandosi sulla “scienza”, sono le donne a rimanere incinte, non gli uomini». Il problema, aggiunge, è che questa rimozione produce effetti concreti: «Se non riesci a dire che solo una donna può rimanere incinta, stai “discriminando le donne” ed eliminando le loro caratteristiche». In questo senso, il “linguaggio” diventa uno strumento che, invece di tutelare, finisce per cancellare.

Sport femminile e discriminazione rovesciata

Giubilei lega direttamente l’episodio americano al tema dello “sport”: «Questa domanda nasce nel dibattito sugli atleti trans nelle competizioni femminili». Il punto, chiarisce, è “biologico” e non “ideologico”: «In sport come atletica, lotta o pugilato esistono differenze naturali che danno vantaggi a un atleta trans rispetto a una donna biologica». Consentire questa partecipazione, sostiene, significa «“discriminare le donne”», rovesciando l’obiettivo dichiarato dell’“inclusione”.

Dalla cultura al voto

La riflessione si allarga infine al piano “politico”. Per Giubilei, queste posizioni hanno un impatto diretto sul “consenso”: «Questa follia del “politicamente corretto” finisce per ottenere l’effetto opposto». E spiega: «Non è un caso che negli Stati Uniti, ma anche in Italia, ci sia un “cambio di voto”: mondi che prima votavano democratico oggi votano Trump anche per queste motivazioni». Una dinamica che, conclude, nasce quando l’“ideologia” «sfonda nel ridicolo» e si scontra con ciò che molte persone continuano a percepire come “evidenza naturale”.