Lo potremmo ormai tranquillamente appellare il paradosso di Alessandro Barbero, il noto storico sabaudo, grande divulgatore della storia presso il pubblico. Un paradosso che interroga direttamente il tema della censura e della libertà di espressione.
Il paradosso di Alessandro Barbero
Il paradosso di Alessandro Barbero, a cui testé alludevo, risiede nel fatto che egli si è apertamente espresso a sostegno della censura, allorché ha difeso, non molto tempo addietro, l’estromissione della casa editrice Passaggio al Bosco dalla rassegna libraria romana Più Libri, Più Liberi.
Dalla difesa alla vittima della censura
Ma poi è stato egli stesso sottoposto alla censura, dapprima in occasione della sua conferenza sul tema della Russia e ora in relazione al video nel quale spiegava le ragioni per cui avrebbe votato no al referendum sulla giustizia. Il video, come se ne sta discutendo ad abundantiam, è stato prontamente censurato da Facebook proprio quando stava ormai divenendo virale. Ebbene, il paradosso di Alessandro Barbero sta nel fatto che chi elogia la censura rischia poi di caderne, inconfessabilmente, egli stesso vittima.
Spinoza e la libertà filosofandi
A motivo di ciò dovremmo tutti, sulle orme di Baruch Spinoza, essere contrari a ogni forma di censura e di limitazione della libertà sfilosofandi, ovvero della libertà di dire tutto ciò che si pensa. Le idee false, del resto, si combattono mediante le idee vere e non certo mediante la mordacchia o la repressione. «Quel governo in cui ciascuno può dire liberamente tutto ciò che vuole senza subire censura di sorta si dice democratico», diceva Spinoza. E forse su queste basi dovremmo seriamente domandarci che cosa vi sia o che cosa resti di democratico nell’odierno governo contemporaneo, a livello occidentale se non altro, ove gli uomini sono sempre più dominati dagli algoritmi e dagli automatismi della civiltà tecnocapitalistica.
Il rischio della censura generalizzata
Tornando al nostro tema, possiamo dire senza tema di smentita che chi censura le idee, anche se sbagliate, rivela soltanto di non essere sufficientemente forte da batterle con le idee. Inoltre, se si ammette il pericoloso principio per cui certe idee possono essere censurate, si apre una pericolosa finestra, tale per cui, un poco alla volta, verranno censurate tutte le idee divergenti rispetto all’ordine dominante. Ed è esattamente ciò che è accaduto allo storico sabaudo Alessandro Barbero. Per parte nostra non ne facciamo mistero: preferiamo decisamente una società in cui anche chi voglia stoltamente dire che 2 più 2 fa 5, o che gli asini volano, o che la terra è piatta, possa farlo, rispetto a una società in cui, con l’alibi di silenziare costoro e le loro castronerie, mettano poi la mordacchia a chiunque pensi altrimenti rispetto all’ordine dominante. Questo è il punto fondamentale su cui forse lo storico Barbero bene farebbe a ragionare seriamente.










