Forse a ragion veduta possiamo dire che dopo due anni di continua repressione giustificata in nome della salute pubblica, di ininterrotta prassi di limitazione delle libertà e dei diritti giustificata in nome del contenimento dell’emergenza epidemica, siamo in ultimo giunti a quella che possiamo ragionevolmente appellare la “camera della morte”. Non soltanto tutti i nostri diritti e le nostre libertà sono stati sequestrati in nome della più alta ragione della salute pubblica, ma adesso l’obbligo di benedizione col santissimo siero diventa una realtà a norma di legge.

Di più, la super infame tessera verde diventa un dispositivo che non conosce più eccezione e che pone in essere di fatto una condizione di discriminazione oscena per chiunque non ne sia munito e insieme di controllo totale e totalitario destinato a diventare nuova normalità per chi ne sia invece munito.
Come sappiamo, si parlerà nei prossimi giorni della decisione finale dell’introduzione della super infame tessera verde per tutti i posti di lavoro.
Ecco che siamo realmente giunti al cospetto di quella che con la metafora ittica impiegata possiamo appellare la “camera della morte”. Un po’ alla volta ci hanno spinti come i tonni in camere sempre più strette, rimuovendo ora alcune libertà ora altre sempre giustificando l’operato in nome di un bene più alto.
Per rimanere ancora una volta alla metafora ittica possiamo dire che rispetto ai tonni, che dunque siamo per come veniamo trattati, dobbiamo essere più che mai salmoni.

RadioAttività, lampi del pensiero con Diego Fusaro