Sempre più varianti, sempre maggiori limitazioni, sempre meno certezze, scientifiche ed economiche. Un agosto rovente attende vaccinati e non, ma al di là delle temperature ci sarà da fare i conti con un clima incandescente visti i passi da gigante che compie l’introduzione del cosiddetto “green pass”, una sorta di lasciapassare che attesta l’avvenuta vaccinazione (o il tampone negativo) e dà la “licenza” di frequentare locali o eventi pubblici.
Sono già divampate le tensioni in Francia, sono in procinto d’essere in Italia, dove però i favorevoli al green pass sembrano essere più copiosi.

Ma le tensioni sarebbero dovute anche a un’errata linea di comunicazione intrapresa sui vaccini, e a dirlo è il Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma ai microfoni di Fabio Duranti.
Cosa si è sbagliato in concreto? Innanzitutto sostenere che il non vaccinato sia un pericolo per gli altri (“lo è per se stesso“), in secundis il voler scambiare la propria opinione per verità scientifica: un esempio calzante è il vocìo di pareri discordanti degli addetti ai lavori cui troppo spesso la TV ci ha sottoposto in questi mesi: “Meglio dire ‘non so nulla’ piuttosto che dare un proprio parere facendola passare per una evidenza scientifica.
Sentite l’intervista a noi concessa da Antonio Magi.

Non è che io faccio la vaccinazione e proteggo gli altri. E’ un fatto indiretto. Innanzitutto io proteggo me stesso.
Assolutamente, il vaccino non protegge dal poter essere un ‘contagiante‘. Sia il vaccinato che il non vaccinato lo sono. Qual è il problema? Trovandosi alcuni soggetti a rischio, il vaccinato – che non è protetto, perché non sa se in quel momento è portatore – può essere parte infettate. Essendo vaccinato posso essere positivo.  Far passare il messaggio che il non vaccinato è un pericolo pubblico per gli altri no! E’ un pericolo per se stesso, può prendere la malattia con tutte le sue fasi: può essere un asintomatico o può anche finire in terapia intensiva.

Il problema è la corretta comunicazione medico-paziente. Se scopro che uno dei due bara l’alleanza che c’è tra i due si rompe e c’è la diffidenza. Per vaccinarsi non ci vuole la diffidenza. Non ci vuole un messaggio di scontro ma un messaggio di convincimento. Questo si ha con una informazione trasparente. Purtroppo però è stato un momento particolare. E’ difficile trovare un buon medico comunicatore, molto spesso non sa comunicare, l’empatia è fondamentale. Nelle facoltà di Medicina andrebbe insegnato anche come comunicare con il paziente. Meglio dire ‘non so nulla’ piuttosto che dare un proprio parere facendola passare per una evidenza scientifica. L’evidenza scientifica si ha nel tempo”.