E se Italia Viva ci ripensasse? Già perché si fa accenno, in queste ultime ore, a una riapertura da parte dell’ala renziana del Governo a un dialogo per un nuovo esecutivo.
Ebbene, se questo accadesse “nulla sarebbe impossibile”, parola del deputato Dem Stefano Ceccanti: traduzione dal politichese praticamente prossima al riavvicinamento delle parti, nonostante la decisa opposizione, in quel caso, di Clemente Mastella e dei suoi senatori “responsabili”.

Gli unici fuori dal gioco sono le forze del carroccio: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia stanno alla finestra e possono sperare solo in una poco prospettabile carenza di numeri in Senato per una nuova maggioranza dello stesso colore dell’attuale governo. Per loro la sola alternativa resta quindi il ritorno alle urne, e neppure possono sperare troppo nelle cosiddette “larghe intese”.

L’onorevole Stefano Ceccanti ha spiegato il perché a Stefano Molinari e Luigia Luciani.

Il Presidente Conte l’altro ieri aveva fatto un’autocritica, e rispetto alle dichiarazioni molto dure nei confronti di Italia Viva del giorno precedente aveva detto di non avere alcuna pregiudiziale contro Italia Viva: “Possiamo ragionare insieme”.
Ovviamente tutti si aspettavano a quel punto un disarmo bilanciato anche da parte di Italia Viva e che quindi nella conferenza stampa programmata da Renzi con le ministre loro avrebbero insistito sui loro punti politici di esigenza, ma avrebbero congelato le dimissioni fino a un chiarimento. Invece Italia Viva si è resa responsabile di questa drammatizzazione ritirando le ministre. Se loro tornano indietro da questo errore tutto è possibile. Però loro hanno fatto un errore l’altro giorno, questo è il punto chiave: non è che c’è un pregiudizio nei loro confronti, è un giudizio rispetto a una scelta sbagliata.

Larghe intese? Ovviamente la situazione di coesione è relativa rispetto al contesto del sistema dei partiti. Noi abbiamo due forze che sono dichiaratamente anti-sistema, perché sono contrarie all’Unione Europea, ovvero la Lega e Fratelli d’Italia. In presenza di queste due forze anti-sistema, la coesione minima degli altri consiste nel fatto che queste forze non siano antieuropee, anzi, si collochino in una dinamica positiva nei confronti dell’Unione Europea. Può darsi che sia poco in termini astratti-ideali, però purtroppo sta anche alla base dell’unità del sistema dei partiti, e parecchio.

Questo avrebbe dovuto indurre Renzi a maggiore prudenza, perché se c’è il rischio di dare il Paese in man a delle forze che non solo sono di centrodestra, ma anche antisistema, uno si deve muovere in maniera un po’ meno inconsulta. Soprattutto perché il problema del ricorso alle elezioni anticipate è che se una maggioranza implode non c’è nulla di stano nel fatto che poi l’elettorato punirà quella maggioranza.
Ma in questo caso, scandendo la Presidenza della Repubblica al febbraio 2022, questo significherebbe consegnare non solo Palazzo Chigi, ma anche il Quirinale a delle forze anti-sistema
“.