Non poteva essere certamente questo Torino a creare nuovi problemi al Milan. La squadra di Pioli ribadisce il primo posto con una prova non sofferta, football di qualità nei piedi di Diaz e nella velocità di puma Leao, nuova spinta di Hernandez che ha smaltito la sbornia Chiesa, difesa senza affanni se non su una punizione di Rodriguez finita contro la traversa, non altro, nel primo tempo, per Donnarumma perché il Torino non è Toro, va su azioni orizzontali e ha soltanto Belotti capace di fare la battaglia uno contro tutti, attorno si muovono sodali senza peso e anche scontati nelle soluzioni.

Non è che il Milan della prima frazione abbia sparato i fuochi d’artificio soprattutto per i limiti fisici e, incomincio a pensare, di personalità di Hauge, molti i dribbling di Castillejo mentre l’unico a molestare di continuo la terza linea granata è stato Diaz, a centrocampo, recuperato Tonali è cresciuto di nuovo Kessié al gol su rigore. Per la cronaca è il dodicesimo penalty a favore.

Il Torino torna a soffrire in fondo alla classifica, Urbano Cairo, presente in tribuna, ha appena investito nell’ingaggio di Roberto Saviano per le pagine del Corriere della Sera, dovrebbe invece preoccuparsi di spendere denari per una squadra che non merita di finire in Serie B come nel suoi tempi peggiori.

Un pizzico di vergogna, presidente, il Torino appartiene alla storia del calcio e non agli interessi di un imprenditore.

Lascio l’inferno e vado verso il paradiso, il Milan ha offerto cinque minuti a Zlatan Ibrahimovic e a Daniel Maldini, di vent’anni più giovane dello svedese. La squadra capolista aspetta il risultato dell’Olimpico, sta alla Roma ripetere l’impresa della Sampdoria e allora dovremmo prepararci a una settimana, Coppa Italia a parte, di grande tensione per gli interisti, verso la sfida di San Siro contro la Juventus.

Tony Damascelli