Libertà ma non per tutti

10/09/2018 Roma. La7. Trasmissione televisiva L aria che tira. Nella foto il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, sullo sfondo una foto del ministro Salvini

Ricordate campagne per la libertà d’informazione e di critica quando l’ex premier Matteo Renzi  storpiava volutamente “il fatto quotidiano” in “il falso quotidiano” o quando considerava i giornalisti critici “gufi” e “rosiconi”? Ricordate l’indignazione di Repubblica e del suo direttore? I sindacati dei giornalisti si mobilitarono? No, no, no. Non potete ricordare, perché non è successo nulla di simile.

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Adesso, invece di fronte alle critiche (critiche, non insulti) di Di Maio, Salvini e del premier Conte, gli allarmi si moltiplicano. La libertà di espressione è in pericolo. Il regime è arrivato (questo viene detto ogni cinque minuti!). E perché? Perché Repubblica si comporta come l’unico, vero, partito di opposizione e nonostante le assicurazioni del direttore Mario Calabresi opta per un atteggiamento di chiusura ideologica per tutto ciò che ruoti intorno alla maggioranza Lega-cinque stelle, arrivando persino ad insinuare irregolarità, che non trovano il minimo appiglio, negli incarichi accademici del premier Conte che infatti chiede un immediato e documentato confronto.

E ancora, le critiche della commissione europea vengono drammatizzate come se avesse tuonato l’Altissimo e non invece un’istituzione che ha garantito all’Italia 407 MILIARDI di debito extra negli ultimi 7 anni per salvare le banche tedesche pesantemente esposte in Grecia, Spagna e Portogallo. 407 miliardi che non sono rintracciabili negli editoriali di Repubblica, La stampa, Il corriere della sera che invece terrorizzano i loro elettori per le conseguenze funeste attribuite ad una manovra che nelle intenzioni dovrebbe dare ossigeno alle famiglie e, più in generale, all’economia italiana.

Pare di capire che sia moderno e di sinistra fare debito per salvare le banche tedesche e francesi mentre invece sia considerato reazionario farlo per i cittadini italiani. Se non è ideologia questa?!

Mario Calabresi, direttore di repubblica, scrive: “non siamo un partito, non cerchiamo consensi”. Sembrerebbe il contrario. Sembrerebbe che nel deserto dell’opposizione politica una parte dell’informazione italiana, la parte più consistente, si sia assunto il compito di salvare l’Italia dalle conseguenze del voto del 4 Marzo scorso. Salvare l’Italia nonostante la maggioranza degli italiani non voglia essere salvata e continui ad approvare l’operato del governo.

Ma si sa, quando non vota a sinistra l’italiano è un “analfabeta funzionale”. E basta, vi prego!