Yara: lo sfogo di Bossetti dal carcere “No scorciatoie, proverò mia innocenza”

Massimo Bossetti

Massimo Bossetti accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio si professa innocenteIntende dimostrare a tutti i costi di essere estraneo alla vicenda. E per questo è disposto ad affrontare anche la strada più complessa, quella del processo con la pesante accusa di omicidio volontario, evitando scorciatoie che possano portargli a qualche sconto di pena, pur di chiarire a tutti di non avere nulla a che fare con la morte di Yara Gambirasio. Così si è presentato oggi in carcere a Bergamo, di fronte al suo avvocato Silvia Gazzetti, Massimo Bossetti, il muratore di Mapello in cella con l’accusa di essere l’assassino della tredicenne di Brembate Sopra. Al suo legale Bossetti è apparso provato per i 20 giorni di cella in isolamento, ma intenzionato a provare a tutti i costi la sua innocenza. Anche se contro di lui la procura di Bergamo ha in mano l’elemento schiacciante del dna: il suo profilo genetico è risultato del tutto compatibile con le tracce di materiale organico rinvenute sugli indumenti di Yara. Resta invece da chiarire a chi appartengano i peli che gli stessi esperti scientifici impegnati nelle indagini hanno rilevato sugli stessi abiti della tredicenne quando il suo corpo senza vita venne ritrovato, il 26 febbraio 2011, nel campo di via Bedeschi a Chignolo d’Isola. Da fonti ben informate, è emerso che l’esito degli accertamenti e dei confronti disposti dalla procura di Bergamo dopo l’arresto di Bossetti proprio su quei residui organici avrebbe dato esito negativo: i peli non sarebbero dunque del muratore di Mapello, come riporterà la relazione completa su questo versante delle indagini scientifiche che sarà consegnata entro fine luglio alla stessa procura di Bergamo. A chi appartengono allora? E’ l’interrogativo al quale gli inquirenti stanno cercando di dare una risposta. Complessivamente sugli abiti di Yara erano state rilevate circa 200 tracce di natura pilifera: il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Letizia Ruggeri, aveva dunque incaricato il professor Carlo Previderè, dell’Università degli Studi di Pavia, chiedendogli di capire in particolare se, tra quelle tracce, ve ne fosse qualcuna riconducibile proprio a Bossetti. E’ chiaro che la procura è alla ricerca di qualche altro elemento che possa affiancare la prova del dna per costruire un’accusa più articolata nei confronti del muratore bergamasco. Il quale però continua a professarsi innocente, spiegando che chiarirà come mai il suo dna era sui vestiti di Yara, pur non essendo lui – ha sostenuto – l’uomo che l’ha uccisa.

L’UNIONE SARDA