Vertice sul lavoro, scontri e feriti al corteo

LAVORO

TORINO «Bisogna capire se questo eccesso di reazione sia dovuto a un’inesperienza di chi era in piazza o se dietro ci siano indicazioni del governo». Parole durissime arrivate dal leader della Fiom Maurizio Landini, poco dopo che la piazza di Torino, dove avevano sfilato diecimila lavoratori contro il Jobs Act, si è trasformata in una nube di fumo per i lacrimogeni sparati dalla polizia in risposta a bottiglie e bombe carta lanciate dai centri sociali. Epilogo di un corteo di antagonisti che in coda alla manifestazione del sindacato protestavano contro i ministri europei che fino a oggi partecipano alla Conferenza di alto livello sulla Carta sociale europea al vicino Teatro Regio. Lacrimogeni che secondo il segretario Fiom sarebbero stati lanciati anche in direzione del palco dove lui stava parlando, coinvolgendo i lavoratori. «Non si può trasformare un democratico conflitto in una questione di ordine pubblico quando non c’è, c’erano cento persone da isolare». In serata una delegazione Fiom ha espresso le proprie preoccupazioni in un incontro con il questore: «Forse le cose potevano essere gestite meglio» ha ribadito uscendo il segretario torinese Federico Bellono. «Non ci interessa accusare nessuno, ma visto che siamo in una fase delicata per tutti ci interessa difendere il diritto a manifestare, che non ci facciamo scippare da nessuno». Dalla questura sottolineano la «correttezza dell’operato delle forze dell’ordine» e «la legittimità, la necessità e la proporzionalità degli interventi di contenimento delle forze di polizia».
LE FABBRICHE E LE PROTESTE
Anche Matteo Renzi ha commentato gli scontri di Torino: «L’unico modo per combattere la disoccupazione non è scendere in piazza a protestare ma mettere le aziende in condizione di assumere» ha detto il premier. «C’è chi vuole occupare le fabbriche. Io voglio aprirle». La lunga giornata torinese era iniziata con un pacifico serpentone di bandiere rosse dei lavoratori. Erano in corso gli interventi dal palco quando nella piazza sono arrivati i centri sociali: a sorpresa si sono avvicinati al cordone di polizia e carabinieri e si sono impadroniti delle transenne. Poi sono arretrati ed è partito il lancio: pomodori, bottiglie, uova, bulloni e bombe carta. La polizia ha risposto con i lacrimogeni. Una scena che si è ripetuta diverse volte nella mezz’ora successiva con la pioggia di oggetti dagli antagonisti e quella di lacrimogeni dalla polizia. In mezzo sono finite le persone che stavano ascoltando il comizio, sommerse dal fumo bianco e costrette ad allontanarsi. Polizia e manifestanti non sono mai davvero venuti a contatto se non quando i poliziotti sono riusciti a bloccarne sei e a portarli in Questura: tre sono stati arrestati, denunciati gli altri. Sequestrato anche il furgoncino che apriva il corteo dei centri sociali, a bordo del quale sono stati trovati gli oggetti lanciati contro la polizia, oltre a uno zainetto contenente delle grosse pietre ritrovato sulla piazza. Nei tafferugli cinque poliziotti sono rimasti contusi, tra cui il vicario del questore ferito a una gamba dall’esplosione di una bomba carta. A loro in serata è arrivata anche la solidarietà della Fiom.
GLI ANTAGONISTI
La giornata è finita con un corteo improvvisato nel pomeriggio dagli antagonisti per le strade del centro. E una promessa: oggi si raddoppia con una manifestazione, già annunciata nei giorni scorsi, che si muoverà alle 14.30 da Palazzo Nuovo, sede dell’università. Direzione Teatro Regio dove però il vertice si concluderà in mattinata.

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