Valentino Rossi = Vendetta: “Non mi faccio più fregare. Corro fino ai 39”

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Sulla scrivania asetticamente sgombra di Valentino Rossi, al primo piano che ospita la VR46, spicca un cronometro. Il simbolo di una vita vissuta a 300 all’ora. Ma dopo 20 anni passati a inseguire avversari e vittorie, a guardare Valentino negli occhi, ad ascoltare i suoi ragionamenti spesso inframmezzati da risate, viene il dubbio che la sua sia un po’ la storia de “Il curioso caso di Benjamin Button”, dove il tempo del protagonista scorre all’indietro. Ha 37 anni compiuti da poco, Rossi, eppure alla vigilia del Mondiale in Qatar, la 21 a stagione iridata, la 17ª in classe regina, il suo entusiasmo, la sua voglia sono tutto fuorché quelli di un uomo che si sente ormai arrivato e si gira all’indietro per guardare cos’ha seminato. Anzi.

Ogni mattina Valentino Rossi di Tavullia si alza, si guarda allo specchio e pensa…
“Intanto è molto importante capire come mi sveglio… Diciamo che la prima mezzoretta non faccio gran pensieri, cerco di riprendermi”.
Si dice mai: “Mamma che cosa ho fatto”?
“Sono fiero di quello che ho fatto, ma io tendo sempre a pensare al futuro. Come questa mattina, il primo pensiero è che manca una settimana al Mondiale, finalmente si inizia davvero”.

Maradona, Carl Lewis, Muhammad Ali, Senna, Jordan, Bolt, Federer. Al fianco dei giganti dello sport di sempre c’è anche Rossi. Che effetto fa?
“È soprattutto un grande onore. Tanti di loro li ho visti che ero piccolino, pensare di essere arrivato nella mia disciplina a essere paragonato ai numeri 1 degli altri sport, fa venire un sorriso”.
In Open, la sua autobiografia, André Agassi racconta del grande amore ma anche dell’altrettanto odio per il tennis. Lei ha mai odiato la moto?
“È un libro che mi è piaciuto moltissimo, come Agassi, gran personaggio. Poi, lui è stato fortissimo, ha avuto un periodo di calo e tutti dicevano che era finito e invece è ritornato, rasato, in forma, vestito di nero, per essere ancora il numero uno”.
Si è rivisto un po’ in lui?
“Sì, anche se lui ce l’ha fatta a tornare numero uno. Io non proprio, ci sono andato vicino. Però io quella cosa lì dell’odio non la capisco, per me le moto sono sempre state un grandissimo divertimento, non le ho mai odiate”.
Guardandola da 20 anni, stupisce questa sua gioventù infinita. Valentino non diventa vecchio, ha sempre questa gioia, un eterno Peter Pan della moto. Ma, almeno lei, riesce a immaginarsi da vecchio?
“Dimostrare meno degli anni che ho secondo me è dovuto a due fattori: un po’ di culo genetico e poi da quello che pensi nella tua testa, da quello che fai: io corro ancora, sono sempre a contatto coi pilotini… quello mi aiuta. Penso che quando smetterò, il giorno dopo diventerò subito un po’ più vecchio”.

Ai tempi in cui lei era in Ducati, mamma Stefania sognava un film, con Brad Pitt a impersonarla.
“So che fanno il film su Barry Sheene e vorrò vederlo. Ci fosse Brad Pitt vorrebbe dire un grande attore e quindi un film di altissimo livello, ma Pitt è grande e troppo bello, ci vorrebbe qualcuno più brutto. Però preferirei se non ci fosse un mio film, piuttosto che uno fatto male”.

Il re è mai solo?
“Di rado, ma capita. Dipende molto come stai da solo. Come diceva la canzone di Vasco, “restare, restare soli fa male anche ai duri”. In tanti fanno finta, ma quando sei solo, sei davvero con te stesso, hai delle domande e delle risposte, una cosa delicata”.
Casa dolce casa. Su Instagram o Twitter vedi le foto di Lewis Hamilton che scappa a Los Angeles, si rifugia da un party all’altro e fa parecchio tristezza nella sua solitudine. Tante star fuggono a Montecarlo o Dubai, lei invece ha scelto di restare a Tavullia.
“Questione di legami. Io sono stato fortunato perché penso di avere un buon numero di amici veri coi quali sono cresciuto. Ci conosciamo da un sacco e so che di loro mi posso fidare. La sento molto, questa cosa di casa. A volte piacerebbe anche a me un po’ girare, come Hamilton che va al Superbowl o al Carnevale con Rihanna, però la verità è che… non ho voglia di far niente (segue una gran risata; n.d.r. ). Perché qui sto bene, capito? Mi dà gusto partire per le gare, moltissimo, ma mi dà molto gusto tornare, perché questo è il mio posto e qui sto bene”.
Vuol dire che senza Uccio, Albi, gli amici di sempre, lei non sarebbe mai stato questo Valentino?
“Probabilmente no, loro sono una bella sicurezza, un bel punto di appoggio da cui pensare di partire per poter fare le altre cose”.
La VR46 è ormai una grandissima realtà, lei dà avoro a circa 90 persone. Si era mai immaginato di essere anche un grande imprenditore?
“Nel 2007 la mia vita è cambiata. Lo avevo già capito, ma ho deciso che non volevo più stare a Londra. È difficile da dire, ma il problema delle tasse, rivisto dopo tanto tempo, è stato anche una fortuna. Mi son detto che, visto che sarei restato qui, sarebbe stato bello fare qualcosa di figo per la comunità e da lì siamo partiti con tante idee. Io oggi sono contento, la mia vita è bella, mi sveglio la mattina e ho tutto qui, so cosa fare, dove andare, i miei impegni. Più che un buon imprenditore, però, ho avuto la fortuna di avere trovato persone che hanno lavorato bene”.
A Tavullia ormai manca solo il suo museo.
“Ci stiamo pensando. Abbiamo moltissimo materiale e potrebbe venire una cosa molto bella. Però, avendo messo già tanta carne al fuoco, per il museo abbiamo ancora bisogno di qualche anno”.
La descrivono implacabile con chi fa uno sgarbo.
“Implacabile… Diciamo che… mi dispiace ecco”.
Con Marquez esclude quindi un riavvicinamento?
“Sì. Dopo quello che è successo non ci potrà mai più essere un rapporto personale tra noi due. Neanche minimo. Ma dovremo essere avversari in pista, per qualche anno spero, e lì tutti e due dovremo portarci rispetto. Quello sarà importante”.
Lo ha sopravvalutato?
“Più che altro mi sono fatto fregare da Marquez. Lui mi ha veramente tradito. È arrivato dicendo che era mio tifoso, ma erano tutte cagate. Io ci avevo quasi creduto, ero pronto ad avere una rivalità matura, dando il 100% in pista, ma poi fuori comportandoti alla stessa maniera. Ma da parte sua era tutta una bugia. Ad Assen ho capito che faceva il mio amico solo se mi batteva. Troppo facile così”.
Su Twitter lei posta spesso foto di Prost e Senna. Valentino chi è dei due?
“Quando Senna correva, non tifavo per lui e non mi stava molto simpatico. Io ero per Mansell, e quando poi arrivò in Ferrari, tenevo per Prost. Però quella volta di Suzuka nel ’90 mi è piaciuto moltissimo come ha fatto Senna. Era stato fregato e l’anno dopo ha fatto quello che doveva fare. Ha avuto le palle”.
È un avvertimento ai naviganti?
Risata. “Non so se ci sarà mai l’occasione”.
Fosse andato in F.1 sarebbe rimasto se stesso?
“Per me sì. Ma non mi sono mai pentito. Sarebbe stato un grandissimo sogno, ma molto difficile. E non me la sentivo di lasciare le moto. Ho fatto bene”.
L’avversario che avrebbe voluto sfidare?
“Naturalmente Schwantz, perché è il mio pilota preferito. Però mi sarebbe piaciuto molto correre anche contro Agostini e Hailwood”.
Lei si è sempre reinventato. Qual è la molla?
“Esperienza, talento nel guidare, una cosa che ho sempre avuto, e una buona dose di intelligenza per capire come adattarsi alle diverse moto. E poi umiltà, non dire mai “io sono Valentino Rossi, ho vinto 9 Mondiali e come faccio io va bene”. Sarebbe stato un grave errore, lo avessi fatto, oggi non sarei più qui”.
Si riparte e rispetto a un anno fa si sente…?
“Molto simile. I test sono andati meglio, poi l’anno scorso è iniziata che meglio non si può, con una delle più belle gare della mia carriera. Sarà difficile ripetersi, però vorrei salire almeno sul podio”.
È cambiata la regola delle penalità.
“Io non ho capito bene cosa hanno fatto. Ma si sente spesso dire che a Valentino non fanno niente, che è amico di Ezpeleta, che comanda. Invece si è dimostrato che non è così. Sarebbe stato molto meglio ricevere una penalità in Malesia, ma potermi giocare le mie chances a Valencia. Invece la Direzione Gara mi ha tolto qualsiasi possibilità di giocarmela”.
È Lorenzo l’uomo da battere?
“Lui e Marquez. Al momento di più Lorenzo”.
Il rinnovo?
“Passeranno 5-6 gare, ma sono abbastanza convinto di continuare un paio di anni e Yamaha anche. Poi basta, anche perché mi vengono i capelli bianchi. Però a 39 anni potrò correrne una decina in auto, fare le gare più affascinanti. La 24 Ore di Le Mans. O la Dakar. Anche se lì ci si alza troppo presto”.
Vuol portare il suo team in MotoGP?
“La MotoGP è un’altra storia, non ci interessa tanto. In Moto2 e 3 puoi toglierti soddisfazioni, poi è dura. E io vorrei soprattutto aiutare i giovani a crescere”.
Il Valentino casalingo com’è?
“Una frana, non so cucinare. Mi piacerebbe imparare un giorno. Però tengo in ordine, pulito…”.
Mai cucinato nemmeno per Linda?
“Non ho mai cucinato per Linda. Mai. Sempre lei”.
Perché va così bene con lei?
“Una cosa chimica penso. È più giovane, fa un lavoro come il mio, ci abituiamo a non stare sempre insieme. È una vita un po’ movimentata, sono cresciuto così e la mia vita sarà sempre così”.
I suoi genitori a tratti lanciano l’idea del nipotino.
“Ho capito che si sono un po’ arresi. Han visto che se devono aspettare me, va lunga. Credo che Stefania stia puntando più su Luca ormai”.
Un anno fa Vettel vinceva con la Ferrari in Malesia, lei in Qatar. Domenica prossima sarete ancora tutti e due in pista per l’inizio del Mondiale.
“Vincesse Vettel sarebbe di buon auspicio. Ma è tutto aperto, cambiano un sacco di cose. Un anno fa sono partito benissimo ma ho finito male, mi piacerebbe anche partire non così bene, ma poi essere forte fino alla fine”.
E il tono è quello di promessa.

La Gazzetta dello Sport