Un piccolo grande amore

pastore tedesco cane

Il nostro incontro è avvenuto in una fredda giornata di novembre del 2000. Però non è scattata la famosa scintilla con il conseguente colpo di fulmine ma al contrario, un reciproco senso di indifferenza.Abbiamo convissuto sotto lo stesso tetto e per circa 6 mesi, abbiamo fatto di tutto per evitarci. Man mano che passavano i mesi, le mie sensazioni emotive cominciavano a cambiare e si strasformavano prima in interesse, poi simpatia, ed infine in amore totale.

Viene spontaneo pensare che a far crollare tutte le barriere, che avevo innalzato, per evitare che questo rapporto nascesse, fosse una bellissima e sensuale donna, che con le arti della seduzione avesse vinto le mie titubanze iniziali. Nulla di più sbagliato, poiché l’oggetto dei miei desideri è stato un cane, un bellissimo pastore tedesco di nome Jack. Come già detto, il nostro rapporto è iniziato tra mille difficoltà, anche perché, ero prevenuto nei confronti di tutti i cani. Per l’educazione che avevo avuto, pensavo che in un appartamento i cani portassero sporcizia, malattie e problemi. Durante la nostra difficile convivenza, Jack mi ripagava di uguale moneta, e scelse come capo branco mia moglie.

La frase che dissi quando entrò in casa, contro la mia volontà, fu la fatidica “o io o lui”. Capii successivamente che mi conveniva accettare una pacifica resa di convivenza, per continuare a far parte della famiglia. Man mano che i mesi passavano, cominciai a sentire che qualcosa cambiava dentro me, nei confronti di Jack. Fui scettico quando un  bravissimo veterinario ci spiegò, che per creare un vero rapporto di integrazione con il cane, dovevamo trasformare la famiglia in un branco. Inoltre dovevamo imparare a ringhiargli e a dargli i comandi, in modo deciso e in tedesco per farsi obbedire. Forse questo veterinario era della stessa scuola della Merkel, e che Jack sarebbe diventato un cane europeo,  però debbo convenire che questo modo di gestione, cambiò molto i nostri rapporti all’interno del gruppo. Cominciai a guardarlo con più attenzione e notai quei suoi grandi occhi, che parlavano e trasmettevano un immenso amore e finalmente diventammo una famiglia. In casa ci furono vari cambiamenti di vita, perché si prese atto che si era aggiunto un atro componente. Giorno dopo giorno, Jack diventò il re della casa e coniammo per lui lo slogan “Jack l’unico cane con le Lamber-Jack”. Jack era diventato la mascotte di molti bambini del quartiere, che quando lo vedevano lo chiamavano per nome e lo ricoprivano di carezze. Anche le vacanze furono programmate tenendo conto che lui sarebbe venuto con noi. Ricordo quelle lunghe passeggiate nelle bellissime vallate di Selva di Val Gardena, con tantissime foto a ricordo dell’evento.

Gli piaceva tantissimo salire in macchina, sulle funivie e una volta lo facemmo salire, con molta incoscenza, persino su una seggiovia. Era diventato il nostro compagno di “zingarate” e per noi non era più solo un cane, ma qualcosa di più. Una volta sola non lo portammo con noi in vacanza in Sardegna, ma ci pentimmo subito, per la scelta fatta, perché in quei 6 giorni sentimmo molto la sua mancanza. Gli mettemmo la bandana e in qualunque posto dove andavamo gliene compravamo una. Lo ammetto che lo avevamo viziato, ma in cambio lui aveva modo di ripagarci. Era di indole buona ma con un caratte molto forte, da dominatore e voleva stare al centro dell’attenzione. Potrei aggiungere tanti altri momenti di vita, belli e brutti, che hanno fatto parte di un puzzle che rappresenta una parte della mia vita. Sei mesi fà, purtroppo, Jack mi ha lasciato. Mi manca il suo odore, il suo calore e i suoi grandi occhi. Mi resta però ciò che mi ha trasmesso e in particolare; l’amore per tutti i cani e nonosatante il passare del tempo restare sempre con lo spirito di “Peter Pan”. Ciao Jack, sarai sempre accanto a me e nella famiglia ormai diventata branco, il tuo posto rimarra per sempre unico e occupato. Jack tu sei un grande cane, altro che Dudù.

Aldo Brizi