Ucraina, valanga di sanzioni su Mosca

VLADIMIR PUTIN 2

Vladislav Surkov (eminenza grigia di Putin), Dmitry Rogozin (ex ambasciatore presso la Nato). Le 17 aziende finite nel mirino degli Usa, tra cui diverse banche, si ritroveranno i beni congelati, e alcune non avranno più la possibilità di cooperare con aziende americane, mentre saranno negate le licenze di esportazione di alta tecnologia Usa «che possa contribuire alle capacità militari russe». I nomi dei nuovi sanzionati dalla Ue saranno invece resi noti oggi.
Variegato il panorama delle reazioni a Mosca. Mentre il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov parla di sanzioni che «evocano disgusto», di misure che costituiscono una «distorsione della politica estera invece che un approccio responsabile alla situazione» alle quali «certamente risponderemo e siamo certi che tale risposta avrà un effetto doloroso per Washington», dal Cremlino il consigliere economico Andrei Belousov ostenta sicurezza e tranquillità affermando che le sanzioni «difficilmente avranno seri effetti nel breve termine, nella prospettiva annuale», mentre contribuiranno a «consolidare le élite». «Penso che avranno influenza, nel senso che ci mobiliteranno meglio. Quello che i nostri colleghi non capiscono è che le loro sanzioni hanno portato al massimo consolidamento delle élite negli ultimi 10-15 anni». Sarcastica la reazione dell’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin: «È un alto apprezzamento della efficacia del nostro lavoro», ha commentato. 
PECHINO

La guerra delle sanzioni non piace però alla Cina che chiede a tutte le parti in causa di risolvere la crisi ucraina attraverso il dialogo e non le sanzioni. A dirlo il portavoce del ministero degli Esteri, Qin Gang che ha spiegato chiaramente il pensiero cinese, di ferma «opposizione a minacce e sanzioni nelle relazioni internazionali». «Noi – ha detto il portavoce – crediamo che le sanzioni non contribuiscano alla soluzione dei problemi. Al contrario, aumentano le tensioni». 

Il Messaggero