Turchia, attacchi a partiti e polizia Donna kamikaze uccisa in strada

Turchia, uomini armati prendono in ostaggio procuratore a Istanbul

A Istanbul è piena strategia del terrore: dopo la strage provocata dal Fronte di liberazione del popolo di ispirazione marxista di estrema sinistra, ieri invece un uomo del movimento nazionalista, all’estrema destra è stato protagonista di un’altra mattinata di paura alla sede dell’Akp ad Uskudar, nella parte asiatica della città. Ha minacciato con una pistola prima di essere arrestato.
L’ATTACCO
La sera invece c’è stato un attacco kamikaze di una donna alla questura di Istanbul, in Vatan Caddesi in pieno centro. L’azione è stata sventata dagli agenti di guardia e la sparatoria ha provocato la morte della donna mentre il secondo uomo, ferito, è stato arrestato. La donna, le cui generalità non sono state ancora rese note, era in possesso di due granate a mano, di una pistola e di un fucile. Gli artificieri hanno fatto poi esplodere in serata le due bombe con un detonatore. Gravemente feriti anche due agenti, ricoverati in ospedale. Il presidente Erdogan, che ha interrotto la sua visita in Romania ed è rientrato in Turchia, ha detto che tutti coloro che credono nella democrazia» devono «insorgere contro il terrorismo», ed ha aggiunto che porterà avanti «questa battaglia fino alla fine».
Per la sua dinamica, l’attentato alla questura di Istanbul ricorda moltissimo quello accaduto in gennaio al posto di polizia di piazza Sultanhamet, vicino il palazzo Topkapi: anche in quel caso si trattò di una donna kamikaze, una russa che proveniva dalla Siria. L’attentato di gennaio fu anch’esso rivendicato dall’ormai famigerato e pericolosissimo Fronte di Liberazione del Popolo ma che la matrice terroristica sia la stessa di quella di ieri non lo si può dare per scontato. Non c’è stata alcuna rivendicazione ma in passato anche il Pkk prendeva di mira i posti di polizia delle maggiori città della Turchia.
ALLARME NEI CIELI
Dopo la strage del Tribunale, dove hanno trovato la morte un magistrato e i due sequestratori, a Istanbul non si placano gli allarmi della giornata con il sospetto della presenza di una bomba su un aereo decollato dall’aeroporto Ataturk e diretto a Lisbona. Il velivolo all’altezza di Salonicco in Grecia è ritornato indietro per i controlli e l’immediata evacuazione. Ma questo è stato solo il terzo allarme bomba su un aereo in cinque giorni: altri due voli, uno per Tokyo e l’altro per San Paolo sono stati fatti rientrare per l’atterraggio immediato. Si è trattato comunque sempre di falsi allarmi.
Una cerimonia funebre si è svolta inoltre ieri nell’atrio interno del Palazzo di Giustizia nel quartiere Caglan: avvocati e magistrati si sono stretti intorno alla figura del magistrato innocente, Mehmet Kiraz, per ricordare un uomo profondamente dedito al suo lavoro. Anche il ministro del giustizia Ipek ha partecipato alla cerimonia e ha assicurato che si continuerà ad indagare perché «chiunque nella storia abbia procurato un danno alla Turchia ha sempre pagato alla fine il suo debito».
Intanto sul fronte delle indagini sulla strage del tribunale si registra l’arresto di 32 attivisti del gruppo terrorista, il Dhkp-C,il fronte di liberazione del Popolo di ispirazione marxista leninista, attivo fin dagli anni ’70 e da sempre nella lista dei gruppi terroristici e delle organizzazioni internazionali. La Polizia dichiara che il gruppo di arrestati fosse in procinto di compiere atti cruenti terroristici simili a quelli accaduti nel tribunale di Caglan dove due attivisti hanno tenuto sotto sequestro il magistrato per otto ore provocando così alla fine il blitz violento. La tensione interna monta soprattutto in vista delle elezioni di giugno ritenute decisive per la continuazione della politica del partito di governo di ispirazione islamica Akepe Giustizia e sviluppo. I tasselli del mosaico sono molteplici ed è difficile interpretarli e collegarli nella giusta sequenza. L’uomo armato che ieri si è introdotto nella sede dell’Akp, è arrivato fino al settimo piano e da lì, dopo aver infranto il vetro di una finestra, ha sventolato una bandiera con il simbolo dei nazionalisti, altro movimento storico della complessa vita politica turca. Il movimento è notoriamente contro la causa del popolo curdo in Turchia e con il quale, in passato ci sono stati violenti scontri.
IL PROCESSO DI PACE
Adesso però è iniziato il processo di pace del governo con il popolo curdo e il disarmo del Pkk. La trattativa non trova d’accordo alcuni importanti protagonisti politici sia dentro che fuori il partito di Erdogan. Quindi la minaccia armata dentro la sede dell’Akp e lo sventolare della bandiera nazionalista potrebbe essere inserita in questo contesto.
IL BLACK OUT
Certo è che il tempismo delle ultime 48 ore è a dir poco inquietante: un misterioso black out che mette in ginocchio il paese, un sequestro di un giudice in tribunale, una strage, un attacco alla sede del partito di governo, l’ennesimo falso allarme bomba in aereo e infine l’attacco alla Questura. Vent’anni fa qui in Turchia si sarebbe già pensato a un colpo di stato in atto. Ma oggi è un’altra storia.

Il Messaggero