Tsipras-Renzi, asse per la crescita Le ipotesi nella trattativa sul debito

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Alexis Tsipras oggi pomeriggio varcherà il portone di palazzo Chigi non certo per ottenere uno sconto sul debito. È assai più concreto e probabile l’asse tra Matteo Renzi e il leader greco di Syriza in nome della crescita per dare un calcione all’austerità.
La vittoria della sinistra in Grecia, secondo il premier italiano, è una «nuova e forte ragione» per spingere Bruxelles e le Cancellerie ad accelerare sulla strada della flessibilità e degli investimenti produttivi fuori dal computo del deficit. E semmai, in un prossimo futuro, a rivedere i Trattati e il Patto di stabilità. Ma il tema non è la cancellazione del debito. «Piuttosto», spiega una fonte autorevole, «potremo dare una mano concedendo una dilazione e a spingere affinché la Troika smetta di mordere i polpacci di Atene. Ma non decidiamo noi, in mezzo c’è anche il Fondo monetario internazionale…».
Non a caso ieri, il sottosegretario Sandro Gozi ha escluso il sostegno italiano alla richiesta greca di un vertice europeo sul debito. E Renzi ha posto l’accento su «serietà», «prudenza» e «responsabilità». Poi, senza fare alcun accenno alla richiesta di Tsipras di cancellare il debito, il premier ha insistito sul “cambio di verso” della politica economica europea: «Vogliamo spostare la discussione dall’austerity, dal rigore, alla crescita e agli investimenti. L’Europa si sta mettendo sulla strada giusta, ora credo che ce la faremo in tempi più rapidi di quanto pensassi…».
Ebbene, i tempi più rapidi, secondo la strategia di Renzi possono essere dettati proprio dalla vittoria di Tsipras. Il successo della sinistra radicale anti-euro in Grecia, come l’avanzata di Marine Le Pen in Francia, sono per il premier italiano «segnali più che sufficienti» per «voltare pagina», pensando più al benessere dei cittadini che agli interessi dei «guardiani dei conti». «Segnali che tutti debbono cogliere, pena favorire il successo dei fronti populisti».
UTILE PRECEDENTE

Ma sotto sotto, al di là dei vertici e della telefonata domenicale con Angela Merkel, al di là della presa di distanze di palazzo Chigi dalla cancellazione del debito greco («Non dimentichiamoci che debbono all’Italia 41 miliardi di euro»), Renzi guarda con interesse alla trattativa che condurrà Tsipras. Ben consapevole che per un Paese come l’Italia – con il più alto debito continentale – ogni apertura strappata dalla Grecia costituirà un utile precedente. Senza escludere una revisione dei Trattati e una rinegoziazione del Patto di Stabilità. Tant’è, che i nostri diplomatici non reagiscono ringhiando al pari dei tedeschi di fronte all’ipotesi di una dilazione dei debito greco: «Siamo creditori, ma non vogliamo strangolare i greci», dice Gozi.
Guai, però, a saldare «assi mediterranei», «sommando debolezze». Guai ad apparire come i principali alleati di Atene. Gli “aiutini” di Renzi a Tsipras, quando arriveranno, saranno molto discreti: il premier vuole evitare di apparire come l’alfiere del fronte che non rispetta gli impegni con Bruxelles. «I segnali rappresentati dal vertice italo-tedesco di Firenze e la telefonata fatta a Merkel prima di incontrare Tsipras, sono segnali forti e inequivocabili», spiegano a palazzo Chigi.

Il Messaggero